Libri e letteratura

#18YearsBattleOfHogwarts

Capitolo 1

Il bambino sopravvissuto

“Il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di poter affermare che erano perfettamente normali, e grazie tante. Erano le ultime persone al mondo da cui aspettarsi che avessero a che fare con cose strane e misteriose, perché sciocchezze del genere proprio non le approvavano.”

L’inizio di un libro è sempre carico di magia e aspettativa. Ogni volta che si comincia a leggere un nuovo racconto non si può sapere praticamente nulla di esso: si può essere attratti dal titolo o dalla copertina, si può riporre la propria fiducia nel nome dell’autore o si può anche, banalmente, sceglierlo per caso in mezzo ad una pila infinita di libri a cui non si dà troppa importanza. Non si conosce ancora nulla dei segreti e dei mondi contenuti al suo interno, solo sfogliando le innumerevoli pagine e accarezzando ogni parola stampata si può entrare nel meraviglioso mondo che l’autore vuole narrarci. Quando mio cugino mi ha prestato la sua copia di Harry Potter, nel lontano 2000, non avrei potuto prevedere l’importanza che quel libro avrebbe avuto per me. Allora avevo sei anni, avevo appena iniziato a leggere le prime parole, suddividendo le più lunghe in sillabe. Avevo perciò trovato il libro spaventosamente difficile ed ero stata costretta a rimandare la lettura, 381049_507387565956053_735475320_ndecisa a imparare a leggere correttamente ed in modo scorrevole prima di riprovare. L’anno successivo è uscito il primo film in videocassetta e ricordo ancora le battute con i miei compagni quando ci divertivamo a scimmiottare Hermione (“si dice LE-VI-O’-SA… Non LE-VI-O- SA’!”), o quando ci mettevamo in testa un cappello e tra tutti cercavamo di attribuire la Casa migliore ad ogni alunno, o ancora quando fingevamo di volare come Harry afferrando i bastoni e i rami che trovavamo per terra. Erano tempi spensierati, gli stessi che anche Harry stava vivendo. La guerra, ancora lontana. A quel punto ho cominciato a leggere i libri, attendendo con trepidazione quello successivo di anno in anno, e sono andata al cinema a vedere i film, piangendo come una fontana già prima di entrare, emozionata all’idea di rivedere quei visi familiari che ormai consideravo amici. Il bello di Harry Potter è che è un libro eterno, per tutti. Lo si può amare a sei anni, a venti, a cinquanta e a novanta. E’ un libro che non ha età, che fa sognare, commuovere, piangere, ridere ed emozionare ogni volta che lo si legge. Sono cresciuta insieme ad Harry Potter, a volte mi viene persino naturale considerarlo parte della famiglia. Nei tempi duri trovavo conforto rifugiandomi tra le pagine della saga, apprezzando le parole di incoraggiamento di Molly e quelle un po’ dure di Hermione. Con il tempo, poi, ho cominciato a leggere le fanfiction: e un nuovo, intenso mondo mi si è aperto davanti. Ora non avevo più solo una storia a cui fare riferimento: ma dieci, cento, mille! Non passa giorno senza che io immagini qualche nuova avventura per il Golden Trio o per altri personaggi dei libri (a volte mi sorprendo a inventare storie intorno a Tonks e Remus, o Narcissa e Lucius, o ancora James e Lily).

317593_263360213707160_844438490_nHo sempre saputo a quale Casa appartenessi, fin dal principio: Serpeverde. La maggior parte delle persone si limita a giudicarli come bugiardi, assassini, traditori orgogliosi ed altezzosi. Per qualche motivo, invece, io ne ho colto subito i valori e le caratteristiche principali: l’ambizione (chissà perché la si giudica una qualità negativa…), l’astuzia, la determinazione nel raggiungere uno scopo o un obiettivo, l’attenzione ai dettagli e alle situazioni, il loro essere creature riflessive. Li ho ammirati fin dal primo istante, comprendendo immediatamente il loro valore. Purtroppo, non sono mai stati realmente apprezzati per ciò che sono realmente (anche se, alla morte di Severus, improvvisamente un numero indecente di persone ha cominciato ad amare sia il personaggio di Piton sia i Serpeverde stessi, grazie al fatto che molta gente si è resa conto che non tutti i Serpeverde sono cattivi. Come, d’altra parte, non tutti i Grifondoro sono persone leali e meritevoli di fiducia -Peter Minus *coff coff*. Parlando da Serpeverde, sappiate che se avete ragionato in questo modo insensato siete degli ipocriti e questo è il motivo per cui i Serpeverde vi sdegnano) (no, dai, scherzo) (o forse no). Il mio personaggio preferito è sempre stato uno, dal momento in cui è apparso la prima volta: Draco Malfoy. Ora penserete che sono banale, scontata o persino ipocrita, ma è la semplice verità. E’ un personaggio che, secondo me, è stato caratterizzato in modo superbo. Durante il corso della storia possiamo seguire la sua evoluzione caratteriale, a mio parere la più significativa di tutte. In principio Draco veniva presentato come un principino viziato e altezzoso, capriccioso e viziato. In seguito però abbiamo potuto scoprire parti del suo carattere che non corrispondevano esattamente al personaggio che avevamo conosciuto: era spaventato a morte dall’idea di deludere suo padre, era obbligato a comportarsi in un certo modo, seguendo i rigidi insegnamenti impartiti fin da bambino, era cresciuto sentendosi costretto ad intraprendere una strada oscura nonostante le sue intenzioni fossero ben diverse.

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La prima edizione di Harry Potter e la Pietra Filosofale, la mia collana dei Doni della Morte, il boccino d’oro di origami fatto da una mia amica e la bacchetta magica costruita da mio fratello.

Draco, da bambino capriccioso e viziato, si è trasformato in un ragazzo terrorizzato che si vedeva costretto a piangere nei bagni di Hogwarts, da solo, obbligato a eseguire gli ordini di Voldemort e incapace di sottrarsene. Il Mangiamorte ignobile e crudele che tutti credevano che fosse, in realtà era un ragazzo confuso e spaventato, che trovandosi di fronte a Silente non è stato in grado di compiere l’ordine che gli era stato affidato. Persino durante la Battaglia Finale Draco si è comportato semplicemente come un ragazzo indifeso che non sapeva come porre fine al proprio incubo personale. Nell’ultimo film lo si vede prendere per mano Narcissa e andarsene da Hogwarts, scegliendo la famiglia invece del potere: penso che sia la scena che ho amato di più in assoluto. Potrei scrivere per ore riguardo la caratterizzazione del personaggio di Draco Malfoy, ma questo pezzo è dedicato alla Battaglia di Hogwarts. Essa ha mietuto vittime innocenti ed inaspettate, ha distrutto sogni e speranze, ha portato via ogni rimasuglio di fanciullezza. J. K. Rowling, come ormai fa ogni 2 maggio, quest’anno ha chiesto scusa per la morte di Remus Lupin in un tweet. Ciò che colpisce è il fatto che, come lei, anche tutti noi ci ritroviamo a commemorare quella Battaglia. Come se fosse avvenuta realmente, come se portassimo il lutto nel nostro cuore, come fossero morti nostri fratelli, parenti, amici. Il 2 maggio è diventata una data storica, come fosse il 25 aprile. Ad ogni anniversario mi sorprendo sempre di tutto il sincero cordoglio che si scatena sul web, della tristezza che io stessa provo. Perché Harry IMG_20160502_104140Potter ormai non è più solo un libro, nel cuore di noi “fan” è la storia del Mondo Magico, la storia di Harry, Hermione, Ron, Nevile, Luna, Draco, Pansy, Albus, Severus, Molly, James, Lily e tutti gli altri personaggi del racconto, che non sono semplici personalità frutto di inchiostro e fantasia: sono amici reali, parte della nostra infanzia e della nostra vita.

Harry: “Professore, è vero tutto questo? O sta accadendo dentro la mia testa?”

Silente: “Certo che sta accadendo dentro la tua testa, Harry! Dovrebbe voler dire che non è vero?”

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