Elena

Il giornalismo

Il lavoro del giornalista è infausto. Utilizzo un termine forte che ha una connotazione negativa, lo faccio volutamente con la precisa intenzione di sottolineare una condizione amara con cui il giornalista deve convivere quotidianamente: la ricerca dell’informazione. Ai giorni nostri l’informazione è semplice ed immediata da reperire, basta digitare ciò che vogliamo sapere su un qualunque motore di ricerca e subito saremo bombardati da un numero infinito di pagine e siti online che si sbracciano sulla videata per essere selezionati, come tanti bambini entusiasti che vogliono dimostrare il loro valore alla maestra, alzando la mano per primi e rispondendo correttamente ad ogni domanda. giornalismo.jpgIl giornalista, però, non può limitarsi a questa ricerca superficiale. Sarebbe bello scrivere un articolo su ogni banale argomento che ci salta in mente, ma il compito del giornalista (o perlomeno ciò che un giornalista serio dovrebbe fare) non si ferma di fronte ad una notizia o ad un’informazione che gli è stata recapitata. Egli deve innanzitutto verificare la veridicità di quella notizia, analizzando poi tutte le versioni della stessa e tentando di estrapolare da ogni punto di vista un fatto oggettivo. Il suo compito è quello di raccogliere informazioni, accumulare testimonianze, confermare che una notizia esista davvero e infine scrivere un articolo che sia equamente obiettivo e coinvolgente. La prima parte del suo compito, perciò, sarà quella di raccogliere testimonianze, spesso origliando conversazioni nelle quali non è richiesta la sua presenza (di fronte ad un giornalista le persone tendono a colorare la realtà dei fatti per apparire migliori e ciò non serve per scrivere un articolo sincero ed attinente ai fatti). Mi è capitato ad esempio di partecipare all’apertura straordinaria del sito archeologico di Saint Martin de Corléans ad Aosta e, mentre prendevo appunti per l’articolo che dovevo scrivere, ho sentito di sfuggita una donna dire al marito “non capisco perché quei sassi siano così importanti, è noiosissimo stare qui”. In seguito, durante l’intervista che ho fatto di proposito alla stessa donna, per il giornale con cui collaboro, questa ha commentato: “è un bellissimo sito che sicuramente darà grandi risultati, è stata una visita estremamente interessante e sicuramente tornerò all’apertura di giugno”. E’ così che funziona, per questo è così importante ascoltare i commenti non ufficiali: è in quei momenti che le persone dicono ciò che pensano realmente.

scrittura_3.jpgDa brava giornalista, prima di mettermi a scrivere questo post, mi sono informata cercando sul web immagini e citazioni sul giornalismo. Ero certa di trovare frasi dotte e ricche di valori morali, poiché ho sempre avuto una percezione molto positiva e quasi eroica di questa attività. Con mia sorpresa, invece, tutte le frasi che ho trovato lo dipingevano come un lavoro sporco e disonesto, che non racconta la verità ma anzi ne inventa una a seconda delle necessità. Ammetto di essermi sentita tradita, come se l’essere umano fosse riuscito a rovinare anche l’unica cosa pura ed incontaminata che finora si era miracolosamente conservata intatta. Probabilmente ho una visione distorta di questo concetto, essendo cresciuta con la convinzione platonica che la ricerca della verità necessitasse di un impegno serio e severo, di attenzione e responsabilità assoluti e sopratutto della giusta sincerità d’animo. Mark Twain scrisse: “il giornalista è colui che distingue il vero dal falso… e pubblica il falso” e anche “ho odiato farlo [diventare giornalista] ma non ero riuscito a trovare un lavoro onesto”. Amo profondamente Twain e ho adorato con tutta me stessa “Le avventure di Huckleberry Finn”, nonostante la difficoltà di lettura dovuta al fatto che il dialetto del Mississippi non è facile da comprendere e molte parole sono diverse da quelle imparate leggendo inglese o americano basic, ma confesso di aver provato un risentimento primordiale di fronte a tali affermazioni. Il giornalismo è raccontare la realtà, è scrivere la storia del mondo e informare la popolazione degli eventi che accadono ogni giorno: tutto il contrario del mentire spudoratamente per chissà quale ragione, come sosteneva Twain. Il giornalismo è un modo diretto ed efficace per raccontare la realtà, anche se effettivamente essa non sempre corrisponde alla verità: è dunque compito del giornalista comprendere la situazione e scrivere affidandosi alla propria morale, sperando ovviamente che essa non dipenda da quanti soldi si possono ricavare dall’articolo.

scrittura-blog-copywriting.jpgIl giornalismo, per me, dev’essere un pugno nello stomaco. Se un articolo non fa salire le lacrime agli occhi, o non consente di ragionare, o di scervellarsi cercando una soluzione ad un problema, se non fa sentire in colpa il lettore per qualcosa di cui non era nemmeno a conoscenza, non riesco a considerarlo giornalismo. Perché secondo me il giornalismo è fatto di verità scomode, di parole brutali, di racconti che smuovono la nostra coscienza e ci costringono a fare i conti con la consapevolezza che là fuori esistono situazioni tragiche e che noi non stiamo facendo nulla per migliorarle. A me piacciono quegli articoli che ti fanno venire il nodo alla gola, che non ti permettono di parlare finché la commozione non si attenua, che ti spingono a digitare sul web poche parole al fine ti informarti su realtà che non ti toccano in prima persona ma che esistono, da qualche parte là fuori. Ecco perché il giornalismo è infausto. E’ necessario scrivere le parole giuste al posto giusto, toccando corde dell’anima che il lettore si trova ad affrontare forse per la prima volta in vita sua. Un articolo superficiale che non trasmette nulla al lettore è inutile, per quanto mi riguarda, un articolo che mette in modo una reazione, invece, è l’inizio di un cambiamento. Ora però mi chiedo: le persone che si limitano a citare una notizia senza scavare a fondo, o che la riportano semplicemente senza imprimere a caratteri di fuoco una reazione nell’animo del lettore, quanto hanno capito del vero giornalismo? Ed io stessa, quanto ne so del giornalismo se ogni persona che ne parla ne ha una visione negativa e corrotta? Quale delle tue parti ha ragione e quale sarebbe meglio se l’avesse? Di una sola cosa sono certa, ovvero che non permetterò a nessuno di portare via la sincerità dei miei scritti. Perché per quanto sia un lavoro difficile ed infausto, scrivere la realtà e ricercare la verità, sempre e comunque, è un processo che purifica il mio spirito e mi rende orgogliosa del mio operato.

2 thoughts on “Il giornalismo

  1. Questo post mi interessa molto, visto che il giornalismo è il mio mestiere. Hai fatto delle riflessioni interessanti. Il giornalismo gode cattiva fama perché chi non è giornalista pensa che siamo (intendo i giornalisti) tutti prezzolati, ovvero pronti a deformare la realtà per convincere le persone su una verità che fa comodo a qualcuno (ritengo fosse questa la considerazione che aveva Mark Twain). Il problema è che la bassa considerazione del giornalismo “ufficiale” (in realtà esiste solo il giornalismo fatto bene e quello fatto male) ha fatto sì che le persone, soprattutto nei social network diano retta a notizie clamorosamente false, ma considerate vere perché lette sul social o presentate in un determinato modo (non mi dilungo troppo). Andrebbe anche distinta la notizia dall’opinione: prendo come esempio l’episodio che hai citato. La notizia dell’apertura del sito archeologico è il fatto in se, appunto la notizia, che la donna presente pensasse che si trattassero di sassi inutili o di una straodinaria risorsa turistica e culturale ha relativa importanza, quella è appunto un’opinione. Diverso invece il problema della ricostruzione di un fatto attraverso testimonianze, perchè in quel caso la fonte della notizia è qualcuno che in buona o cattiva fede può modificare la realtà della cose. Ricostruire la verità (parola grossa e forse troppo ingombrante) è difficilisismo anzi impossibile. Ma su questa impossibilità, dietro il fatto che ogni narrazione di qualcosa sia anche la sua interpretazione, spesso molti giornalisti si sono adagiati non sforzandosi di essere oggettivi (per quanto possibile). Mentre a mio parere questo dovrebbe essere il compito del giornalista, sparire nello scrivere la notizia, cercare di riportare il fatto nudo, eclissandosi. Ma è una mia idea probabilmente ben poco seguita. Sul giornalismo ci sarebbero libri da scrivere (e sono stati scritti), per cui non mi dilungo ulteriormente.

    1. Sono assolutamente d’accordo con te e ti ringrazio per aver commentato il mio post. E’ vero che purtroppo ormai si tende e considerare veritiera ogni notizia che si legge (io stessa qualche anno fa avevo preso per vera una notizia che poi si era rivelata essere uno scherzo, forse è anche in relazione a quel fatto che sono così suscettibile). Notizia e opinione sono due categorie diverse, hai ragione. Nel mio caso dovevo scrivere un articolo strutturato in due parti distinte: nella prima spiegavo cosa fosse il sito archeologico, come fosse strutturato e perché fosse importante, nella seconda intervistavo alcune persone per capire quale fosse il punto di vista globale sull’area (ed ecco che qui è l’opinione a diventare notizia). Ho semplicemente amato la tua affermazione “esiste solo il giornalismo fatto bene e quello fatto male”: sono felice che esista qualcuno al mondo a pensarla come me. Anche il fatto che il compito del giornalista è quello di sparire nello scrivere la notizia mi è piaciuto molto, sono assolutamente d’accordo. Grazie ancora per il commento!

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