Elena

Attimi immortali

“Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. E’ come se mi fossi dimenticato di svegliarmi”. -Richard Avedon

Ho sempre amato la fotografia. Da bambina assecondavo mio padre e mi lasciavo scattare tutte le foto che il suo desiderio richiedeva, cercando di renderlo orgoglioso tramite un sorriso dolce che gli rivolgevo o un atto rivoluzionario che sceglievo di mostrare (i primi passi, la prima volta che mi sono legata le scarpe da sola, la prima nuotata nell’acqua alta senza i braccioli). Lo sguardo felice sul suo viso e il ricordo di quella giornata impresso per sempre su carta fotografica mi rendevano allegra e soddisfatta. Già allora avevo una percezione molto positiva della fotografia, pensavo fosse un modo per intrappolare i bei momenti e poterli in tal modo rivivere più volte.

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Qui cercavo di capire perché papà si stesse nascondendo dietro una macchina fotografica.

E’ sicuramente a mio padre che devo la mia grande passione per la fotografia, su questo non ho dubbi. Per tutta la vita abbiamo giocato ad una specie di gioco insensato, che consisteva nel rubarci le foto a vicenda: io ne rubavo una di quando lui faceva il militare e lui ne rubava una di quando io sciavo. E’ sempre stato un passatempo divertente, le fotografie in un modo o nell’altro tornavano sempre indietro (forse perché alla fine rubavamo ciò che ci era stato rubato, chissà). Senza nemmeno rendermene conto ho cominciato ad imitare mio padre, scattando fotografie ogni volta che mi era concesso farlo. La mia prima macchina fotografia è stata una Fujifilm compatta fucsia, con quella macchinetta mi sentivo un’eroina pronta a conquistare il mondo. Fotografavo tutto ciò che capitava sul mio cammino, poco importava se le foto venivano sfocate: l’importante era sbizzarrirmi in ogni sorta di folle fotografia, lasciando sfogare la mia creatività, o la mia noia in alcuni casi. Con il tempo questa attività si è trasformata in passione, portandomi ad analizzare meglio aspetti importanti come la luce, la prospettiva e la visione globale di un paesaggio. Mi capitava ancora di scattare fotografie a caso, per il semplice gusto di fermare qualche momento in un istante eterno, ma ero decisamente più attenta. La fotografia era un modo per esprimermi, non emozionante quanto la scrittura ma sicuramente affascinante. Con il procedere della mia malattia questa passione per la fotografia si è evoluta ancora. A causa dei problemi di memoria legati alla patologia, spesso accadeva che mi dimenticassi intere giornate o avvenimenti che avevo vissuto. In alcuni casi ho avuto persino problemi di amnesia totale, in cui non riconoscevo la mia casa e, è doloroso ammetterlo, non sapevo chi fosse mia madre. Di quei momenti ricordo solo la sensazione di tranquillità che mi diceva di fidarmi di quella donna sconosciuta che mi guardava terrorizzata, sapevo che di lei potevo fidarmi nonostante non avessi idea di chi fosse. Fortunatamente quegli attimi di amnesia duravano poco tempo, questione di minuti, ma il terrore di dimenticarmi chi ero e di come avevo vissuto era sempre lì a tormentarmi. La fotografia, dunque, è diventato un modo per ricordare a me stessa la vita che stavo vivendo. Poco importava se fotografo momenti felici o tristi stanze d’ospedale, il mio obiettivo era quello di documentare la mia vita in modo che, se mai ne avessi avuto bisogno, avrei potuto guardare quelle fotografie per scoprire chi ero. Facevo foto ad ogni oggetto e ad ogni persona, cercando di fissare eternamente ogni momento della giornata. Ero talmente spaventata di scordare tutto che affidavo alle fotografie il difficile compito di testimoniare tutta la mia esistenza. Devo dire che il loro incarico è stato svolto egregiamente, quando ho voglia di ricordare determinati eventi che ho vissuto mi basta aprire un vecchio album di foto ed eccoli lì, i miei ricordi, ordinatamente sistemati in ordine cronologico. Un po’ per sopravvivenza e un po’ per egoismo ho rimosso completamente dalla mia memoria molte esperienze, perciò spesso sono confusa riguardo determinati ricordi. In quei casi devo solo prendere quel vecchio album e il gioco è fatto.

IMG-20130113-WA0008Mi sarebbe piaciuto scrivere un post professionale, andando magari ad analizzare diverse tipologie di macchine fotografiche per aiutare chi si sta avventurando in questo mondo ad avere le idee un po’ più chiare, ma poi ho deciso di parlare di cosa la fotografia significa per me. In futuro sicuramente tornerò sull’argomento (mi è appena venuto in mente che conosco due o tre esperti in materia e con il loro aiuto potrebbe uscire un gran bel pezzo!) ma per ora mi limito a esternare il mio pensiero personale, viaggiando un po’ nella mia memoria e facendo qualche piccola osservazione. La fotografia è l’esternazione della propria visione del mondo, forse è per questo che non credo di poter dare una definizione definitiva e universale di tale disciplina artistica. Per ognuno la fotografia rappresenta un ideale diverso, un modo di vedere il mondo unico e speciale. Penso che sia proprio questo fatto a rendere la fotografia una materia così incantevole: se si chiedesse a cinque persone a fotografare lo stesso oggetto ogni fotografia scattata sarebbe diversa. Questo perché ognuno darà maggior importanza ad un particolare che lo ha attratto, o utilizzerà una tecnica diversa, magari qualcuno scatterà la foto in bianco e nero e qualcun altro a colori. Ogni foto rappresenta la visione del mondo del fotografo. Esistono però fotografi che si nascondono, che scompaiono decidendo di far parlare la fotografia. E’ lì che nasce l’Arte. Le fotografie che raccontano una storia sanno emozionare, non lasciano spazio ai pensieri perché obbligano le tue emozioni a palesarsi: ecco, quelle sono le mie preferite. Il mio pensiero vola immediatamente a Steve McCurry e a quella bellissima fotografia che raffigura un minatore mentre fuma, questa. Gli occhi del minatore raccontano mille storie diverse e le domande sorgono spontanee: chi è? Quante ore ha passato in quella sporca miniera di carbone? Ha progetti per il suo futuro o per quello della sua famiglia? Cosa pensa della vita? Quali sono i suoi desideri? Ho immaginato più e più versioni di una stessa storia, gli occhi di quell’uomo esprimono una tale miriade di sentimenti che mi sento stordita ad osservarli. Penso che la fotografia, tra le altre cose, sia proprio questo: emozione. Un’emozione pura, genuina, che sconvolge i tuoi sensi e per un attimo ti fa scomparire, lasciando spazio solo alla storia del soggetto che compare nella foto. Personalmente posto molte foto sui social network, forse anche troppe. foto.jpgMa le fotografie che mi sono riuscite meglio, quelle che raccontano la mia storia e quella del soggetto fotografato, le custodisco gelosamente sul mio pc e non le mostro a nessuno. Forse perché fanno parte di me e mi sentirei messa a nudo, chissà, o magari la mia è semplice gelosia dato che ne vado molto fiera e mi dispiacerebbe se qualcuno le rubasse. Fatto sta che le fotografie che più amo, quelle che porto nel cuore, non sono mai state osservate da occhi estranei ai miei. Mi domando se il fatto che nessuno le abbia mai viste le renda insignificanti o, al contrario, ancora più dense di significato. La profondità delle emozioni che provoca una fotografia mi ha sempre colpita: permette di rivivere situazioni passate, di tornare a sorridere con amici perduti, di ricordare con piacere un’infanzia che se n’è andata. La fotografia è una capsula del tempo che ti riporta indietro, a tempi lontani che credevi persi per sempre. Magari la definizione definitiva e universale non l’ho trovata perché non la fotografia può essere definita: come descrivere, d’altra parte, l’immortalità di ogni persona, di ogni fiore, di ogni struttura, di ogni oggetto e ogni soggetto ritratto? La fotografia non ha tempo, non ha voce, non ha nemmeno una definizione. Ma un’anima, dio mio, quella sì che ce l’ha.

“Se fotografi uno sconosciuto, nell’istante stesso in cui fai scattare l’otturatore, quella persona smette di esserti estranea, perché la porterai sempre con te” -Giuseppe Tornatore

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