Elena

Lasciarsi andare

Il perdono è memoria selettiva, una decisione consapevole di concentrarsi sull’amore e lasciare andare il resto. -Marianne Williamson

Le persone vanno e vengono, le amicizie finiscono, i cuori si spezzano. Ho sempre pensato che se l’amicizia finiva era perché non si trattava di amicizia vera, che se i rapporti si troncavano improvvisamente significava che l’altra persona non era stata veramente importante.  Mi sbagliavo.

Sono sempre stata molto suscettibile sul tema dell’abbandono, la paura di essere lasciata indietro o essere messa da parte mi ha accompagnata per tutta la vita. Prima di ammalarmi era facile ignorare questa paura: avevo molti amici, le persone accanto a me mi stimavano, ero felice. Dopo la prima operazione, però, quando ho realizzato che ero malata e non esistevano modi per cambiare le cose, tutto è cambiato. Le persone che mi erano rimaste accanto sono diventate tesori rari da custodire e da proteggere, mi sentivo obbligata a fare tutto ciò che desideravano perché non potevo rischiare di perdere anche loro. Mi sono annullata, in un certo senso, per assecondare ogni richiesta che mi veniva fatta. L’idea di rimanere sola era terrificante, mi sentivo già abbastanza isolata dal mondo. Anche se preferirei fingere di aver superato il trauma delle porte che mi sono state sbattute in faccia e il dolore dell’essere stata abbandonata, fa ancora male pensarci. E’ doloroso guardarmi indietro e rendermi conto che le persone si sono approfittate della mia debolezza, giocando con i miei sentimenti e ferendomi in modi che mai avrei creduto possibili. E’ dal 2011 che provo a tirarmi fuori dal vertice della sofferenza emotiva e psicologica, cercando in tutti i modi di conquistarmi la mia rinascita. Affinché questa avvenga ci sono ancora alcuni dettagli da superare, alcune questioni da risolvere. Una di queste è il perdono. Perdonare significa liberare la propria anima, per citare una frase di Nelson Mandela, ma è anche l’atto di purificarsi da un dolore che ci è stato inferto e che ci ha segnati in qualche modo. Durante il mio processo di rinascita sono stata segnata da quel dolore tre volte. La prima volta è stata causata dall’abbandono di mio padre. Lo ritenevo un eroe senza macchia e senza paura, pronto a difendermi e a proteggermi a qualunque costo, perciò quando ha deluso le mie aspettative (decisamente alte, lo confesso), mi sono sentita precipitare. Le bugie, gli attacchi, le cattiverie, i ricatti e le assenze mi hanno devastata. Dovevo però essere forte, per mia mamma e per mio fratello. Quindi ho nascosto il mio dolore e la mia rabbia, cercando di tenerli lontani da me per poter essere in grado di donare tutto l’amore che possedevo a coloro che più ne avevano bisogno. Il problema è che, quando mio fratello e mia mamma si sono rialzati sulle proprie gambe, quel dolore è tornato a farmi visita e mi ha quasi spezzata. IMG_20151218_143734.jpgNon dirò altro su questa questione, ora io e mio padre stiamo cercando di sistemare le cose e recuperare il rapporto: perciò questa parte del problema in qualche modo è già stata risolta. La seconda volta che quel dolore mi ha segnata in profondità era il 2013, un anno dopo l’abbandono di mio padre. Una mia amica, che amavo profondamente e con la quale pensavo di avere un rapporto profondo, mi ha ferita nel modo peggiore possibile, mentendomi riguardo una malattia che non aveva ma che fingeva di avere per, presumo, attirare l’attenzione. Io chiaramente le avevo creduto e mi ero lasciata avvolgere completamente dalla sua sofferenza, tentando in tutti i modi di salvarla e aiutarla a superare un disagio che in realtà si era solamente inventata. A causa di quella bugia sono caduta in depressione, annullando tutti i progressi fatti fino a quel momento, ho confessato a mia madre e ad altri conoscenti un segreto che avevo nascosto con forza e decisione e sopratutto ho negato a me stessa la possibilità di rinascere. Tre anni fa ero ancora rinchiusa all’interno del mio guscio, spaventata e insicura, perciò non avrei potuto affrontare il dolore di quella ennesima pugnalata al cuore: quindi non l’ho fatto. Ho ignorato quella sofferenza e l’ho nascosta in profondità, nella speranza che più fosse stata lontana dalla mia coscienza più le probabilità di dimenticarmene sarebbero state alte. Di nuovo, sbagliavo. Poi, qualche mese fa, è accaduto nuovamente. Ho ricevuto l’ennesima pugnalata da una persona che mai mi sarei aspettata, da una persona che avevo cominciato a considerare parte della famiglia, parte della mia vita, parte di me. La mia sorellina mi ha accusata di averla lasciata indietro, di essere un’opportunista e un’egoista, ha detto che utilizzavo la scusa della malattia per farmi compatire, che non ero una buona amica e che era stanca di essere trascurata e dovermi stare dietro. Le insicurezze che stavo cercando di combattere sono tornate con inaudita brutalità, il dolore è risorto dal nulla in cui lo avevo malamente nascosto e mi sono sentita precipitare nuovamente in quel burrone di sofferenza che avevo cercato di evitare per anni. Mai avrei pensato di sentirmi così tradita, così persa, così sola. Lei era una delle persone a cui volevo più bene al mondo, per anni avevo fatto tutto ciò che è umanamente possibile per renderla felice e per aiutarla ad affrontare i suoi demoni: evidentemente ricevere tutto ciò avevo per lei non era abbastanza.

tumblr_mx1hr18wXM1rxvyono1_500Quando ti trovi di fronte a certe situazioni deve fare una scelta: da una parte, ignorare l’umiliazione e il dolore ed andare avanti, permettendo alle persone di usarti come hanno sempre fatto; dall’altra affrontare per la prima volta quelle sensazioni che lentamente ti stanno divorando l’anima e dire basta. Ho sempre scelto la via più facile, quella che non richiedeva un affronto diretto con le mie emozioni e le mie più grandi paure. Ho deliberatamente scelto di ignorare la sofferenza e fingere di aver perdonato, perché in tal modo era più facile affrontare tutto il resto. Stavo già abbastanza male a causa della mia patologia, mi sembrava insensato e crudele aggiungere altri problemi a quelli che già dovevo sopportare. E poi, dopo una profonda autoanalisi e moltissime ore passate a chiedermi perché io abbia meritato quel trattamento, ho capito. Sono grata alle bugie che mi sono state dette, all’ingratitudine che mi è stata dimostrata, alle cattiverie che mi sono state scritte e al senso di perdita che ho sentito. Ma sopra ogni altra cosa sono grata alle persone che mi hanno delusa, ferita e usata perché mi hanno permesso di crescere e mi hanno dato l’occasione di maturare. Perciò, questa volta, scelgo la terza opzione: non di ignorare ancora il dolore, non di affrontarlo, bensì di accettarlo, perdonarlo e dimenticarlo. Non ha davvero senso restare offesi, o arrabbiati, o feriti, quando si può decidere di andare avanti. Ciò che mi è stato fatto è sbagliato, ingiusto, persino crudele. Ma è passato, non mi riguarda più. E’ per questo motivo che scelgo di dimenticare tutta la sofferenza che mi è stata procurata e di ricordare solo tutta la gioia che queste persone mi hanno fatto vivere. Le risate, la complicità, i sorrisi e i momenti passati insieme a parlare delle nostre vita, cercando di trovare un senso alle stranezze della vita: scelgo di ricordarmi solo di questo. E proprio mentre sto scrivendo queste parole un enorme nodo alla gola che portavo con me da anni si è sciolto, permettendomi finalmente di piangere quelle lacrime che mi ero negata e di liberarmi una volta per tutte di quel dolore. Mi mancano tutti i momenti che ho passato con il mio papà, con la amica e con la mia sorellina. Sembrano distanti, come se tra me e loro ci fosse un muro rinforzato da rancore, rabbia, delusione e frasi non dette. Anche mentre guardo le fotografie appese in camera mia che dimostrano tutta la felicità che ho vissuto insieme a loro mi sembra di non poterli raggiungere, come se quel muro mi impedisse di sorridere di quei momenti felici poiché, ora che conosco il male che sono stati in gradi di procurarmi, mi sembrano solamente false illusioni. Solo ora capisco che non riuscirò mai a ricordare l’amore che provavo per loro se prima non abbatto quel maledetto muro. La vita è così breve, così fragile. E’ utopistico pensare che tutte le persone con cui entri in contatto ti amino e ti rispettino per tutta la vita, spesso capita che, per ragioni a noi assurde, decidano di andarsene e scompaiano per sempre. Non è ingiusto, è la vita.

IMG_20160509_142904E’ per questa ragione che ora, con la forza della mia cocciutaggine, abbandonando l’orgoglio e liberando il mio desiderio di libertà, distruggo quel muro che per tanto tempo ha ostacolato la mia rinascita. Le mie mani tremano, il nodo alla gola torna per qualche istante, la paura scorre nella mie vene, ma continuo a martellare contro quel muro, ancora e ancora, volendo liberarmi dalla paura una volta per tutte.
E quando finalmente questo cade, sgretolandomi in mille pezzi davanti a me, un respiro profondo sale spontaneo dai miei polmoni, facendomi girare la testa e liberando il mio spirito.

Le persone vanno e vengono,  le amicizie finiscono, i cuori si spezzano. Ho sempre pensato che se l’amicizia finiva era perché non si trattava di amicizia vera, che se i rapporti si troncavano improvvisamente significava che l’altra persona non era stata veramente importante.  Mi sbagliavo.

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