Libri e letteratura

Antigone

“Siate dunque [donne] sempre quello che siete ora, le caste guardiane dei costumi e i dolci legami della Patria, e in ogni occasione fate valere i diritti del cuore e della natura a vantaggio del dovere e della virtù” Jean Jacques Rousseau, L’origine della disuguaglianza

tumblr_nv1sgkRCLh1uflg2po2_540Ecco finalmente la prima parte del mio progetto sulle declinazioni dell’amore in letteratura. L’introduzione di ciò che andrò ad analizzare oggi la trovate qui, perciò comincio subito con l’esporvi le figure femminili che ho deciso di studiare. Per l’amore femminile ho selezionato tre personaggi della letteratura greca, francese ed italiana che per me sono stati basilari e hanno aiutato a formare il mio carattere e la mia morale: Antigone, Emma Bovary e Giulietta Capuleti. Queste tre donne rappresentano tre tipologie di amore molto diverse tra loro: Antigone esprime l’amore per la giustizia, restando fedele ai propri valori, alla propria famiglia e alle leggi divine; Emma descrive l’amore per sé stessi, l’egoismo che vede solo il proprio bene e non si rende conto del male di cui è causa; Giulietta rappresenta l’amore per l’altro, l’abbandono e la passione che travolgono una vita e che pongono nelle mani di qualcun altro il cuore e la felicità di un singolo individuo. Questi tre tipi di amore sono molto diversi tra l’altro, eppure queste tre donne hanno una caratteristica comune, ovvero quella di lasciarsi avvolgere in modo assoluto e totale dalla vita che hanno scelto. Il finale di queste tre storie è tragico, nessuna di loro uscirà viva dalla lotta che ha caratterizzato le loro vite: Antigone morirà in nome della giustizia, Emma per non dover affrontare la propria umiliazione e per palesare in un ultimo drammatico gesto la libertà di esprimere sé stessa e Giulietta per rivendicare la libertà di amare il proprio nemico. Tutte e tre, comunque, hanno amato con tutto il loro cuore e perciò meritano di essere citate in quest’articolo. Oggi andrò ad analizzare Antigone, mia eroina ed amica spirituale. Nelle prossime settimane studierò Emma e Giulietta, per poi passare all’amore maschile. Cominciamo~

Antigone

tumblr_o4i1ygAJNw1t1ecduo1_500Essendo  fin dalla nascita una discepola di Platone (alcuni amori sono innati e la mia devozione per lui rientra sicuramente nella categoria) considero la giustizia la virtù più lodevole, perciò non ho faticato ad amare Antigone fin dalla sua prima comparsa. Innanzitutto è necessario dice che la tragedia è stata scritta da Sofocle, uno dei maggiori tragici greci insieme ad Eschilo e ad Euripide, e la prima rappresentazione si è tenuta ad Atene nel 442 a.C. Se non conoscete l’opera, questo ne è il riassunto: Antigone è la figlia di Edipo, Re di Tebe, e di sua madre Giocastra, concepita dunque dal famoso incesto che sicuramente ricorderete (in caso contrario potete leggere la storia qui). Edipo, dopo essersi reso conto di aver ucciso il proprio padre e aver sposato la propria madre, affidò alle cure di Creonte, fratello di Giocastra, le due figlie: Ismene ed Antigone. I due fratelli di Antigone, Polinice ed Eteocle, per motivi che non andrò a citare causarono una guerra e si uccisero a vicenda (qui la storia approfondita). Creonte emanò a quel punto un bando che proibì la sepoltura di Polinice, lasciando il suo corpo in pasto ai cani, mentre al corpo di Eteocle furono tributati gli onori di difensore della città. Antigone, che non poteva sopportare una tale ingiustizia nei confronti del fratello Polinice (la sepoltura era estremamente importante per la cultura greca dell’epoca), disobbedì agli ordini del Re e seppellì il fratello. Creonte si infuriò e da questo fatto nacque un’accesa discussione tra il Re ed Antigone, che terminò con l’ordine di murare viva la giovane dato che aveva disubbidito alla legge degli uomini. In seguito Creonte si rese conto di aver esagerato e decise di liberarla, ma ormai Antigone era morta. Emone, figlio di Creonte e promesso sposo di Antigone, si tolse allora la vita per il dolore, e la moglie di Creonte, una volta appresa la morte del figlio, compì lo stesso gesto, uccidendosi.

tumblr_nv1sgkRCLh1uflg2po1_540La disobbedienza di Antigone non è poetica o coraggiosa in sé, ma lo diventa poiché nasce dalla sua convinzione che i principi etici, morali e divini dovrebbero essere le basi cui la società ateniese dovrebbe fare riferimento. Antigone trasgredisce agli ordini del Re non perché è una ribelle e non accetta il ruolo del sovrano, ma perché si rende conto dell’ingiustizia di cui si è macchiata la società nel momento in cui ha eseguito gli ordini della legge umana trasgredendo però alla legge divina. Per la cultura greca dell’epoca l’anima di chi non riceveva gli onori funebri era condannata a vagare senza pace, perseguitando coloro che non gli avevano osservato l’obbligo dei funerali: il trattamento riservato a Polinice, per Antigone, era quindi inaccettabile. Antigone ci viene dalle prime battute presentata come una ragazza determinata, forte, diretta e in un certo senso sprezzante: in effetti, appare inconcepibile sfidare l’intera società ateniese e andare incontro alla morte, rinunciando ad una vita felice con Emone e con l’adorata sorella Ismene. Ad Antigone non rimane più nessuno: il padre l’ha abbandonata ed è morto durante un esilio volontario e sofferente, i fratelli sono morti l’uno per mano dell’altro, nin le rimane nessuno eccetto Ismene, l’amara sorella, che al contrario di Antigone riflette egregiamente la mentalità della donna greca. Ella è dolce e compassionevole, dubbiosa verso le convinzioni distruttive della sorella ma al tempo stesso decisa a salvaguardare l’integrità dell’unica famiglia che le rimane. Antigone ed Ismene sono sole contro un mondo che, quando le osserva, vede solo la colpa dei loro genitori. Dunque perché lo fa? Perché Antigone rinuncia a tutto, sapendo che in cambio non avrà nulla? Polinice ed Eteocle non torneranno in vita, la colpa della sua famiglia non verrà cancellata, le sue origini saranno sempre un peso che dovrà portare con fatica sulle spalle. Eppure Antigone non si arrende, ferma sulle proprie convinzioni, e in qualche modo sarà ricompensata. Non riceverà regali, complimenti, nemmeno un aiuto, però morirà sapendo di aver compiuto quella giustizia che, in quanto cittadina, aveva giurato di perseguire [NdA, sento la presenza di Socrate annuire lentamente dietro di me e quasi mi commuovo, comprendendo quanto profondamente la cultura classica abbia fondato le sue radici dentro di me]. Una delle ultime frasi pronunciate da Antigone prima di morire è stata “nessun amico compiange la mia illacrimata fine“. Sarà forse un po’ ingenuo da parte mia scrivere queste parole ma io, amica cara, ho pianto per la tua fine, ho pianto lacrime piene di orgoglio rendendomi conto che ti sei piegata per difendere i principi di giustizia e responsabilità senza però permettere che ti spezzassero, ho pianto capendo che mi hai cambiata, mi hai resa migliore e ho pianto scoprendo dentro di me quella stessa forza morale per cui tu sei stata uccisa e per cui io sono riuscita a sopravvivere. La letteratura è uno strumento potentissimo che cambia le vite e rende migliori le persone, spero che questa mia piccola analisi senza pretese vi abbia invogliato a leggere l’opera, ad amare la letteratura e a scoprire la bellezza dei valori morali. A presto, con Emma Bovary.

“Prendi tua figlia, portala a Siracusa, siediti sui gradoni del teatro greco e insegnale lo splendore della disubbidienza.
E’ rischioso ma è più rischioso non farlo mai.”

-Grabriele Romagnoli, da Cercasi Antigone per la Rivoluzione

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