Attualità, Le loro voci

Una madre

$_35Hai 49 anni e sei piena di vita, forse perché dopo aver affrontato il cancro, e la sofferenza che ne deriva, sei più consapevole di quanto sia importante godersi ogni momento della giornata. Hai il sorriso sempre dipinto sul tuo viso, ami ballare. E’ proprio questo che stai facendo, in quel bar pieno di vita in cui ti sei recata con il tuo “bambino”. Se ti sentisse chiamarlo in questo modo probabilmente si arrabbierebbe, ha 21 anni, ormai è un uomo. Ricordi con chiarezza la prima volta che l’hai stretto tra le braccia, appena nato. Era così piccolo e fragile, sembrava indifeso eppure era così pieno di vita: è stato in quel momento che hai capito che la tua missione, nella vita, sarebbe stata quella di proteggerlo dal male. Il tuo bambino, il tuo ragazzo, il tuo uomo… Alzi lo sguardo e lo osservi, mentre chiede al barman due cocktail: ha le spalle larghe, un sorriso raggiante, si sta divertendo. Senza rendertene conto ti ritrovi a sorridere. Qualche istante dopo lui si avvicina, porgendoti un bicchiere: “tieni mamma”, dice. Continuate a ballare, a parlare, a ridere e a divertirvi.
Arrivano le 2.20 e, facendoti aria con una mano perché sei accaldata per il troppo ballare, noti tra le persone un uomo con una pistola. Lo sgomento si impossessa immediatamente di te, senza nemmeno rendertene conto ti giro verso il tuo bambino e gli urli di abbassarsi, mettendoti tra lui e l’uomo armato. Lo sovrasti con il tuo corpo minuto, lo proteggi come puoi, qualunque cosa per lui: e ti becchi due proiettili sulla schiena. Senti le urla di terrore e gli spari, ma l’unica cosa che vedi sono gli occhi di tuo figlio, spaventati.
 
Avevi 49 anni, ti chiamavi Brenda e sei stata uccisa nella notte tra l’11 e il 12 giugno in un bar. Su di te si possono dire molte cose: avevi undici figli, eri una donna solare e piena di vita, una combattente che aveva sconfitto per ben due volte il cancro, eri in quel bar con tuo figlio ventunenne per festeggiare la Puerto Rican Day Parade. Ma prima di essere tutto questo, eri una madre. E’ per questo se hai sostenuto tuo figlio senza pensarci due volte, quando ti ha confessato il preda all’ansia di essere omosessuale. E’ per questo che sei diventata una sostenitrice fiera ed orgogliosa del mondo Lgbtq+, volendo dimostrare a tuo figlio che l’orientamento sessuale non modificava la percezione che avevi di lui: era tuo figlio, lo amavi, e tanto bastava. E’ per questo che hai trovato la forza di combattere e sconfiggere il cancro, perché dovevi restare accanto ai tuoi figli e proteggerli con tutta te stessa. E’ per questo che sorridevi sempre, anche se stavi male, solo per far capire ai tuoi ragazzi che la vita è meravigliosa e nonostante tutto va vissuta come un regalo bellissimo di cui essere grati. Ed è per questo che, quella notte, hai protetto tuo figlio con il tuo corpo per salvarlo alla morte. Ricordavi con chiarezza la prima volta che l’avevi stretto tra le braccia, appena nato. Era così piccolo e fragile, sembrava indifeso ma era pieno di vita: è stato in quel momento che avevi capito che la tua missione, nella vita, sarebbe stata quella di proteggerlo dal male.
E così è stato.
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Brenda Lee Marquez McCool, 49 anni: madre.

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