Attualità

Romanticismo al contrario

La società è profondamente cambiata nell’ultimo secolo, un po’ per la rivoluzione tecnologica un po’ per l’individualismo che ha preso il sopravvento, rimpiazzando l’ideale di comunità unita. Giorno dopo giorno assisto impotente al trionfo dell’egocentrismo, all’elogio dell’ignoranza e dell’ipocrisia, allo sfoggio esagerato ed orgoglioso della maleducazione, spesso camuffata sotto abiti pregiati di affermazione di libertà e fasulle pretese di uguaglianza. Il mondo odierno è concentrato su di sé, «non ha occhi né cuore per quel che gli succede attorno», per utilizzare le parole dello scrittore Tiziano Terzani. È un mondo focalizzato sul proprio benessere e sul proprio rendiconto personale, un mondo che non si interessa di nessuno all’infuori di sé stesso, un mondo che negli ultimi due secoli è cambiato radicalmente, subendo una metamorfosi che difficilmente lo riporterà allo stato iniziale. Nella società del passato non era importante l’individuo in sé, bensì la società nella sua totalità. La vita andava avanti poiché la società nella sua interezza non subiva radicali cambiamenti nemmeno se una quantità importante della popolazione veniva decimata, per i motivi più svariati: a causa della scarsa igiene, delle malattie, dei parti etc. Con il Romanticismo letterario tutto cambia: è l’Io, l’individuo, ad assumere il ruolo fondamentale all’interno della società. D’altra parte, senza il singolo non potrebbe esistere la moltitudine. Anche Kant aveva sostenuto l’importanza del singolo, riprendendo il concetto di rivoluzione copernicana. Il Romanticismo letterario mette in evidenza la ragione e il sentimento del singolo, riportando l’attenzione sul suo ruolo all’interno della società. Dunque non è più la moltitudine a permettere la sopravvivenza dell’individuo, ma il singolo individuo che, diventando moltitudine, permette l’esistenza della società.

manie-di-lettura

Perché definisco la società odierna una sorta di romanticismo al contrario? Ebbene, nel Romanticismo letterario l’attenzione veniva focalizzata sull’individuo e dunque l’individuo era essenziale per il bene e per il progresso della comunità. Pensandoci bene, è ancora così? L’individualismo esagerato ed estremista di oggi, è ancora volto al bene della comunità? Oppure tenta di opporvisi? Io credo che la società individualista di oggi concentri tutta l’attenzione su se stessa senza considerare il fatto che la sua essenza è solo parte del meccanismo sociale. Osservando le persone che mi circondano noto solo l’egoismo del loro comportamento, l’assoluta certezza che il loro pensiero sia l’unico valido e universalmente riconosciuto. Voltaire scriveva: “non condivido la tua opinione ma darei la vita affinché tu la possa esprimere“. individualismoPresumo che si rivolterebbe nella tomba scoprendo che, oggigiorno, tredicenni superficiali augurano la morte sui social a persone che non apprezzano la musica dal loro gruppo preferito, uomini e donne vissuti negano i diritti imprescindibili dell’essere umano perché non condividono uno stile di vita diverso dal loro, persone che vivono nel lusso di uno Stato privilegiato e democratico, in cui i diritti umani sono protetti e rispettati, negano la salvezza a chi, dei diritti umani, conosce solo il nome.

L’ignoranza divaga come un cancro, il rispetto per l’opinione altrui è considerato un difetto più che un elogio. La società non funziona e tutti se ne lamentano, eppure nessuno è disposto a rinunciare ai propri privilegi e la giustizia viene acclamata solo quando si subisce un’ingiustizia in prima persona: se però l’ingiustizia non ci riguarda, ed è qualcun altro a subirla, chiudiamo un occhio. Questo perché viviamo in una società in cui la sopravvivenza del singolo appare imprescindibile, anche a discapito della moltitudine. Siamo passati dalla mancanza di considerazione del singolo all’esaltazione esagerata della sua importanza, passando da un estremo all’altro. SocietàIl rispetto, la morale, la responsabilità, il dovere e persino il libero arbitrio sono solo più parole che si disperdono nel vento, ricordando i tempi lontani in cui erano considerate i pilastri dell’esistenza. Ognuno pensa per sé, ognuno  ritiene di possedere la verità assoluta nel palmo della propria mano.

Ma nessuno, in realtà, l’ha mai afferrata davvero.

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