Attualità

Socrate è morto (di nuovo)

Socrate mi ha accompagnata tutta la vita, in religioso silenzio. Mi camminava accanto, soppesando le mie affermazioni e giudicando le mie azioni in una sorta di test di cui non saprò mai l’esito. A volte mi è impossibile percepirlo, d’altronde come si può cogliere l’anima di un defunto?, altre volte invece la sua presenza è talmente soffocante da non lasciare spazio ai miei pensieri. Quando devo prendere una decisione, morale o meno che sia, la prima domanda che balza prepotentemente nei miei pensieri, quasi a livello inconscio, è: “Socrate approverebbe?” Non sono certa di quando il suo fantasma abbia cominciato a seguirmi, o di quando io abbia deciso di seguire lui. Ciò di cui sono sicura è che la morale incrollabile, la retorica in cui aveva fede cieca, la semplicità e l’umiltà che lo hanno caratterizzato, non mi abbandoneranno mai. 15-09-26-10-49-37-778_decoCamminando per le vie di Atene, lo scorso settembre, percepivo la sua presenza in modo molto più intenso, più reale. Ogni monumento, ogni arbusto ed ogni sasso su cui posavo gli occhi mi sembrava dicesse: “Socrate è stato qui, riesci a vederlo?” Ed io sì che lo vedevo. Era davanti a me, passeggiava pensieroso nell’Acropoli, senza badare a nessuno, osservando con sguardo curioso e critico il paesaggio circostante. Mentre camminavo sui sentieri sterrati che mi avrebbero portata al Partenone, mi ponevo quelle stesse domande che probabilmente frullavano anche nella sua testa. Domande astratte, che sfuggivano alla mia comprensione ma che continuavo, con ostinata cocciutaggine, a ripescare. Ciò che più mi ha fatta riflettere e mi ha emozionata della sua persona è indubbiamente il suo insaziabile desiderio di far riflettere le persone, indipendentemente dalle convinzioni che esse avevano (e che magari erano differenti dalle sue). Inoltre la consapevolezza che aveva di non sapere, nonostante fosse considerato l’uomo più saggio di Atene, mi ha costretta a pormi numerose domande durante tutto il corso della mia vita. Mi sono sempre chiesta come dovesse essere chiacchierare con lui, riflettere sui grandi quesiti e passare ore, o persino giornate intere!, ad ascoltare il silenzio, interrogandosi sui più improbabili e complicati rompicapi esistenziali. Socrate per me è un Maestro di vita, che mi ha indirizzata sulla vita del rispetto e dell’onore, dell’onestà e della responsabilità. Può sembrare assurdo che io sia così legata ad un personaggio che non ho mai incontrato e che, tristemente, conosciamo solo attraverso gli scritti di altre persone (non smetterò mai di ringraziare Platone, per questo). Mi rendo ovviamente conto che sicuramente a noi è giunta l’immagine di un Socrate fortemente filtrata dallo sguardo che l’allievo aveva di lui, eppure mi sento spiritualmente connessa a quell’uomo vissuto quasi 2500 anni prima di me. E’ una figura quasi paterna, che visualizzo nella mia mente e che mi indica la strada da seguire. Con lui al mio fianco, mi sembra di non commettere mai passi falsi. O, perlomeno, di farlo nel rispetto, nell’onore e nella dignità della mia persona.

tumblr_static_tumblr_static_filename_640.pngScrivo queste parole e intanto osservo l’acqua infrangersi sulla spiaggia di Genova, i piccoli sassolini scuri rotolare gli uni sugli altri in un ripetitivo rincorrersi incostante. Attorno a me sento bambini ridere, vedo coppie baciarsi, ascolto il tormentone di quest’anno e lo canticchio sottovoce, sovrappensiero. Sono seduta su uno scoglio, davanti a me l’acqua oscilla serena. In questi momenti è facile dimenticarsi i problemi che affliggono il mondo, è facile lasciarsi convincere dall’illusione che, nel nostro piccolo, tutto vada bene. Forse però è proprio per questo motivo che non riesco a smettere di pensare a ciò che non funziona nella nostra società. Sono qui, davanti ad un mare bellissimo, forse un po’ sporco ma ugualmente rilassante, e penso ai migranti che nelle nostre acque sono morti. Guardo le  bambine a pochi metri da me pettinarsi e ridacchiare, ma penso alle spose bambine che in Turchia  sono considerate “consapevoli dell’atto sessuale” e quindi vedranno i loro stupratori, e mariti, perdonati di ogni colpa. Vedo una ragazzina adolescente coprirsi con vergogna la pancia, come se su di lei fosse puntato un riflettore e tutte le persone presenti fossero lì per giudicarla, e mi viene immediatamente in mente la sedicenne di Melito che, dopo essere stata stuprata da otto uomini per tre anni, è stata anche accusata di essersela andata a cercare, come se lo stupro fosse colpa della vittima. E ancora, osservo un gruppo di adolescenti bere birra al bar, godendosi gli ultimi momenti di libertà prima di tornare a studiare sui libri di scuola, eppure immagino un estremista dell’Isis aprire il fuoco su di loro, senza un motivo. E mentre penso a tutte queste cose, mi chiedo perché la società sia retrocessa ad uno stato di odio ed ignoranza, invece di progredire verso un futuro di pace e tolleranza. Mi chiedo cosa penserebbe Socrate di questo Stato ingiusto, di questo mondo corrotto, di questa società che dopotutto non è molto diversa da quella che l’ha condannato a morte. Mi chiedo cosa direbbe, vedendo che la società in più di duemila anni non è riuscita a fare che pochi, incerti passi esitanti, rimanendo però ferma lì dove avrebbe potuto, al contrario, cominciare a correre. Ed ecco che un’onda temeraria sfida la terraferma, scontrandosi contro lo scoglio su cui sono seduta. Mi riparo il viso con le mani, come se questo gesto potesse impedire all’acqua di bagnarmi, ma mentre chiudo gli occhi e mi copro il volto per proteggermi, una domanda balza tra i miei pensieri. Sono qui, a giudicare le azioni sbagliate e ingiuste degli uomini che mi circondano: ma le mie, di azioni sbagliate? E le mie azioni ingiuste? Chi pensa a quelle? Sarebbe soddisfacente scrivere qui, davanti a tutti, che non mi sono mai macchiata di alcuna colpa, che non ho mai commesso errori o malignità. Mentirei. Un libro che ho letto recentemente, che consiglio vivamente a chi ama i saggi filosofici, si chiedeva: “dov’è Socrate oggi? Dove si trova il fronte di difesa dell’idealità? […] Socrate è latitante e l’idealità perduta è in parte colpa nostra”. (Al di qua del bene e del male, Roberta De Monticelli) Come smentire la nostra colpevolezza di fronte alle migliaia di persone che invocano un aiuto, venendo però tragicamente ignorate? Come fare a non sentirci colpevoli, osservando negli occhi di un bambino l’accusa di una società sbagliata che fa della giustizia un valore imprescindibile ma poi si nasconde dietro ad essa, macchiandola irreparabilmente con menzogne e false promesse? C’è una frase di Socrate, ovviamente scritta da Platone, che mi ha colpita più di tutte: “preferirei che la mia lira fosse scordata, o stonato un coro da me allestito, o che una quantità di gente si dichiarasse in disaccordo con me piuttosto che essere io, dentro di me, in disaccordo o contraddizione con me stesso“. E’ una frase che mi ha segnata,15-09-26-17-19-43-954_deco.jpg che mi permesso di calibrare il mio amor proprio e di definire una mia morale. Suppongo che sia anche grazie a questa frase se oggi mi sento libera di giudicare le azioni deplorevoli di quegli uomini meschini sentendomi al sicuro dietro alla consapevolezza di essere sempre stata leale e onesta con me stessa e con gli altri -o di essermi perlomeno impegnata a fondo per esserlo. Se ogni persona, come me, si facesse un esame di coscienza a fine giornata, forse il mondo sarebbe sempre lo stesso ma le persone sarebbero più autentiche. Ho commesso molti errori in passato, errori che vorrei cancellare e di cui mi vergogno. Ma il fatto di comprenderne la gravità non mi libera dal loro peso, almeno in parte? In questo mondo egoista che sfrutta e specula sulle disgrazie altrui, professando l’odio ed elogiando l’ignoranza, mi sembra di sentire il pianto silenzioso di Critone, che da una parte saluta per sempre l’amico Socrate, morto a testa alta proteggendo le sue convinzioni, e che dall’altra dice metaforicamente addio anche alla giustizia e alla profondità morale che l’uomo professava e che, con la sua morte, sono state disonorate. Il rispetto non è che un futile e antico concetto, come un’orologio da taschino mai usato che si finge di possedere e di aver dimenticato a casa; l’onestà non è che il finto sorriso di uno strozzino consapevole di averci truffato; l’umanità non è che un triste ricordo di un sogno andato in frantumi. Osservo le onde sferrare attacchi sempre più mirati allo scoglio sotto di me ed una consapevolezza brutale abbatte i cancelli della mia mente, facendomi sprofondare in un abisso che mi inghiotte. È come se, in mezzo a queste macerie fatte di sogni infranti e suppliche di salvezza, tra le carcasse dei principi di uguaglianza e libertà, sulla lapide di una morale ormai dimenticata, Socrate fosse morto di nuovo.

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