Elena

Liebster Award 2016 (Il Ragazzo Sopravvisuto)

Mi hanno nominata al Liebster Award (di nuovo ♥) e mi ha fatto particolarmente piacere perché a nominarmi è stato un ragazzo al quale mi sono affezionata moltissimo. Il ragazzo in questione è Il Ragazzo Sopravvissuto, una persona che ritengo essere molto forte (sia emotivamente sia caratterialmente) e che sul suo blog affronta tematiche Lgbtq+ che danno molta forza a tutti quelli che lo seguono. Sono orgogliosa di aver attirato la sua attenzione con il mio blog e lo ringrazio dal profondo del cuore per questa nomina~

Regolamento

1. Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog.
2. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e seguirlo.
3. Rispondere alle sue 11 domande.
4. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 follower.
5. Formulare altre nuove 11 domande per i tuoi blogger nominati.
6. Informare i tuoi blogger della nomination.

3. Rispondere alle sue 11 domande

cover.jpg1. Esiste un cantante, uno scrittore, un qualsiasi artista che ti ha totalmente cambiato la vita?
Più d’uno, in realtà! Per non dilungarmi troppo citerò quello che per primo ha condizionato positivamente la mia vita. Quest’uomo ha radicalmente influito sul corso della mia esistenza, stimolando la mia mente a ragionare e a percepire il mondo in un certo modo fin dalla più tenera età: il suo nome è Jostein Gaarder. Chi è e come mi sono avvicinata a lui? Innanzitutto, Jostein Gaarder è un filosofo di Oslo che ha dedicato la sua vita all’insegnamento e alla scrittura. Il suo libro più conosciuto è Il mondo di Sofia (riesco quasi a sentirvi esclamare “ah, ho capito!”). Ricordo che quando ero una bimba, e ancora non sapevo leggere, osservavo con adorazione il libro “Cosa c’è dietro le stelle?” che mamma teneva nella libreria in salotto. La copertina mi attirava come la luce attira le falene, ma non sapendo leggere dovevo limitarmi ad immaginare le avventure dei protagonisti aspettando con emozione il momento in cui avrei scoperto la loro storia, assaporando piano piano le parole stampate sul libro. Qualche anno dopo, avevo dieci anni, ho letto per la prima volta Il mondo di Sofia: ed è stato amore. Da allora ho cercato tutti i libri che aveva pubblicato, diventandone quasi ossessionata. Amavo il suo stile di scrittura, le storie che inventava, la sua capacità di lasciare messaggi nascosti in ogni frase, messaggi che solo chi “aveva giurato di non abituarsi mai al mondo” poteva notare. Mi sentivo una sua discepola, una filosofa che combatteva contro la monotonia degli adulti. Mi ha cambiato la vita, insegnandomi ad osservare il mondo con gli occhi di un bambino che si meraviglia della vita che scorre incessante.


2. Quali consigli daresti, col senno di oggi, al/alla te stesso/a di cinque anni fa?
La me stessa di cinque anni fa era una ragazza disperata e depressa, che non sapeva cosa fare della sua vita e che, quando andava a dormire, sperava di non svegliarsi più. Era una ragazza devastata dal dolore insopportabile di una malattia rara che sembrava non volerle dare tregua, era una ragazza sola che si definiva “un contenitore di scarti” e credeva di non valere nulla. La me stessa di cinque anni fa abusata di morfina a scopo medicinale, perché un medico le aveva detto che in tal modo sarebbe stata meglio e non avrebbe più sentito quel dolore che le lacerava l’anima giorno dopo giorno. Se potessi tornare indietro e incontrare la me stessa di cinque anni fa l’abbraccerei forte, con tutta la forza che possiedo, perché so che un abbraccio era tutto ciò che desiderava. Un abbraccio per sentirsi amata, per sentirsi al sicuro, per non cadere in pezzi.14322486_179974725745391_3561563666812361517_n E stringendola forte le sussurrerei in un orecchio “just a little bit more”, una frase della band americana Hollywood Undead che mi ha dato la forza di prendere in mano la mia vita (e che mi sono tatuata pochi giorni fa, tra l’altro con la grafia di uno dei membri, Charlie Scene: anche lui grande ispirazione della mia vita). “Just a little bit more”, letteralmente solo un altro po’. Direi esattamente questo, alla Elena di cinque anni fa: resisti solo un altro po’, le nuvole nere presto smetteranno di scagliare su di te fulmini e pioggia; lotta solo un altro po’, presto ti renderai conto che tutte le battaglie che hai vinto ti hanno resa invulnerabile al dolore del mondo; vivi solo un altro po’, presto scoprirai quanta felicità ti aspetta al traguardo.

3. Qual era il tuo sogno da bambino/a? Oggi stai lottando per realizzarlo?
Ne avevo due. Il primo, diventare maestra di sci: con la mia patologia è improbabile che io possa mai realizzarlo ma fortunatamente questa consapevolezza ora non fa più così male. È stata dura doverlo ammettere con me stessa ma ho accettato questa situazione. Il secondo, diventare scrittrice: lo sto raggiungendo, poco a poco, ogni giorno che passa. La scrittura fa parte di me e non posso privarmene, sto lavorando ad un romanzo che mi entusiasma moltissimo e spero di pubblicarlo in tempi ragionevoli.

4. Ti sei mai sentito “diverso” in qualche modo dagli altri? Ti sei mai sentito giudicato per questo?
Mi sono sentita diversa per tutta la mia vita, in ogni modo possibile. Ero diversa da bambina, quando giocavo con “i maschi” e adoravo i loro giochi (chi ha definito i gender roles non aveva proprio nulla di meglio da fare? Giocare con i Lego e a Wrestling era divertentissimo). Ero diversa perché sciavo e avevo una struttura muscolare incredibile, di cui andavo incredibilmente orgogliosa, ma venivo definita “cicciona” dai mingherlini di turno. Ero diversa quando parlavo del mio desiderio di diventare mamma e di avere una famiglia, nonostante avessi dodici anni e nessuno mi capiva. Era diversa perché mi coloravo le braccia e dicevo a tutti che erano tatuaggi e che quando sarei stata abbastanza grande li avrei fatti davvero (avevo quattro anni e avevo ben chiari i miei obiettivi). Ancora, ero diversa quando mi sono ammalata: spesso vedevo sfocato, a volte ero cieca, altre paralizzata, mi usciva il sangue dagli occhi, vertigini costanti, problemi di memoria e tutti i sintomi possibili e immaginabili per allontanare le persone da me. E’ stata dura, non lo nego. Ma sinceramente rifarei tutto daccapo, anche perché ad un certo punto mi sono resa conto 802587f3-0ee8-4bd4-ad64-945d5aabf2c5che “diversa” non è sinonimo di “sbagliata” e, nel momento in cui ho realizzato questo, ho accettato me stessa e ho cominciato a notare tanti altri ragazzi “diversi” attorno a me: erano ovunque, come avevo potuto non notarli prima? Non vorrei cadere in banalità, ma il mondo è bello perché è vario.


5. Qual è la follia che vorresti fare prima di morire?

In effetti esiste una follia che vorrei fare prima di morire e che si può definire letteralmente una follia poiché, facendola, rischierei davvero di rimetterci la pelle. Sogno di fare Parapendio in Due. E’ una pratica che mi ha sempre attratta moltissimo, nonostante la mia fobia per le altezze (fobia che sto tentando in tutti i modi di superare). Il problema è che durante il primo intervento alla testa mi hanno tolto parte dell’atlante (ovvero il cranio) e parte della prima vertebra cervicale. Il risultato è che, se prendessi colpi troppo forti al collo, rimarrei paralizzata e potrei persino morire. Nonostante ciò, dalle foto e dai video non mi sembra una pratica così traumatica per il mio collo… quindi prima o poi sfiderò la sorte, ne sono certa.

6. Ricordi ancora il tuo primo bacio? Com’è stato?

Il mio primo bacio? Sinceramente è stato una schifezza, assolutamente da dimenticare! La persona a cui l’ho dato non mi piaceva molto, ma dato che avevo sedici anni e avevo passato la mia adolescenza in ospedale, non potendo quindi uscire con nessuno, l’avevo dato per sentirmi meno “sfigata”. Pessima scelta: tornata a casa mi sono lavata la bocca almeno venti volte perché l’unica sensazione che avevo percepito era il disgusto (dio mio, spero che quel ragazzo non legga mai questo commento ahah)


7. Hai mai desiderato di cambiare vita all’improvviso facendo un bagaglio e un biglietto di sola andata per un posto totalmente diverso da quello in cui vivi?

L’ho desiderato moltissime volte, per molto tempo. Pochissimi giorni fa mi sono trasferita a Genova ed ora è un po’ come se avessi davvero fatto quel biglietto di sola andata.

8. Qual è la tua paura più nascosta?5oh2r

Ho il terrore di non essere accettata per quella che sono. Adesso sto iniziando a fidarmi di più delle persone e, dato che credo moltissimo in me stessa e mi amo profondamente, sto mostrando molti lati di me che fino a poco tempo fa tenevo nascosti. E’ una paura che, in ogni caso, devo affrontare.


9. Hai una canzone che hai bisogno di ascoltare ogni giorno della tua vita? Se sì, qual è?

Domanda difficilissima! Me ne vengono in mente moltissime, ma dovendo scegliere direi You Only Live Once dei Suicide Silence e Sing degli Hollywood Undead. Quando sono triste, depressa, arrabbiata, delusa o felice devo assolutamente ascoltarle. Utilizzo soprattutto la prima, ad esempio quando ho i miei attacchi di panico: ha l’incredibile capacità di calmarmi e accarezzare la mia anima (nonostante sia di genere metal e tutti siano convinti che quel “rumore” abbia l’effetto contrario).

10. Se un giorno ti innamorassi di una persona del tuo stesso sesso? Oppure del sesso opposto?

Sono profondamente convinta che l’amore non conosca confini e che non faccia distinzioni di sesso, etnia, età, credo religioso etc. L’amore è emozione, è premura, è felicità, è complicità, è sentimento, è incredulità, è dare noi stessi ad altra persona augurandoci che ci ami tanto quanto noi amiamo lei. Importa davvero che questa persona sia un uomo o una donna?

11. Se un tuo amico davvero fidato esprimesse opinioni che ledono la tua libertà di essere umano, saresti capace di mettere davanti a tutto la vostra amicizia trascurando le divergenze di opinioni?

b918893b-9bab-4e05-97ff-f46403b99ad9.jpgMi è capitato numerose volte, purtroppo, quindi so rispondere senza fare supposizioni. Ho messo davanti a tutto la libertà, nella fattispecie quella di pensiero, e ho permesso a quegli amici di continuare a pensarla come preferivano. E’ stata dura, perché in fondo le loro opinioni erano attacchi personali contro la mia persona, ma sono convinta che solo il rispetto e la comprensione possano cambiare il mondo. Sono certa che, mostrandomi sempre tollerante e rispettosa, non si possa parlar male del mio comportamento e questo sia quindi uno stimolo di riflessione per chi ha un’opinione discriminante o offensiva. E’ più facile dimostrare ad una persona che si sbaglia attraverso i fatti piuttosto che attraverso gli insulti.

4. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 follower.

  1. Le lucciole senza luce
  2. Arianna Poletti
  3. Therealme
  4. D. (cercatoredifavole)
  5. BosoBlog

e purtoppo mi fermo qui perché non ho mai tempo di scoprire nuovi blog (mi sono trasferita a Genova e ho iniziato l’università quindi potete comprendere il delirio!) Se, anzi, mi indicaste voi alcuni blog interessanti da seguire lo apprezzerei moltissimo~


5. Formulare altre nuove 11 domande per i tuoi blogger nominati.tumblr_ny0uezxruR1uk72gao1_500.png

  1. Qual è il sogno più ricorrente della sua infanzia? Per quale motivo ti ha colpito?
  2. Esiste un posto al mondo che ti fa sentire al sicuro, nel quale ti rifugi quando vuoi evadere dalla frenesia del mondo?
  3. La tua foto preferita e perché (se possibile allegarla, altrimenti descriverla)
  4. Hai un animale domestico?
  5. Ti piace studiare? Materia preferita?
  6. Per la serie “cadere in banalità”: sei da solo su un’isola deserta e puoi portare con te solo tre oggetti. Quali porti?
  7. Sei un sognatore o un realista?
  8. Libro e film preferiti in assoluto.
  9. Periodo storico preferito? Perché?
  10. Escludendo la tua lingua madre, quale lingua vorresti imparare?
  11. Quale mestiere vorresti fare nella vita?

Ringrazio nuovamente Il Ragazzo Sopravvissuto e lo stringo forte. A voi, invece, un grande ringraziamento per aver letto tutto quest’articolo. Ne arriveranno altri simili perché mi stanno nominando molte persone ed io non potrei esserne più orgogliosa❤

1 thought on “Liebster Award 2016 (Il Ragazzo Sopravvisuto)

  1. Dolcissima Elena, sono io che ti stringo forte da quaggiù e sei tu che mi commuovi per un ringraziamento così sincero e forte.
    Ho trovato il tuo articolo così personale e vero, così sofferto e patetico (nel senso più greco e positivo che il pàthos porta in sé)!
    Quello che mi viene da dirti, dopo tutto ciò che hai scritto è: spero di incontrarti un giorno, lo spero col cuore. <3

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