Attualità

Articolo 1

Scrivo questo articolo perché da settimane mi interrogo sul significato di una frase che fa parte della nostra identità nazionale e che definisce i principi su cui si basa la Repubblica italiana. È una frase che mi ha sempre costretta a fare grandi ragionamenti, che in realtà non sono mai giunti ad una conclusione, e che, ultimamente, non riesco proprio a togliermi dalla testa; è una frase che continua ad introdursi nei miei pensieri con eccessivo vigore, offesa forse dal fatto che io non sia ancora riuscita a darmi una risposta chiara. Suppongo sia questo il motivo che mi spinge a scrivere queste righe, un po’ per mettere finalmente a tacere quella vocina invadente e un po’ per giungere ad una conclusione soddisfacente che mi aiuti a comprendere i valori in cui credeva chi mise le fondamenta di questo Stato. Avete presente quel primo, bellissimo, articolo della Costituzione che recita: “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”? I miei quesiti cominciano proprio lì, dal principio, perciò è dal principio che io partirò. Innanzitutto, cosa significa Repubblica democratica? Sembra una domanda stupida, lo so, d’altra parte la risposta a questa domanda ci è stata ripetuta migliaia di volte durante le lezioni di educazione civica e di diritto, ne abbiamo sentito parlare ripetutamente ai telegiornali o tramite altri mezzi di comunicazione, senza contare inoltre il fatto che essa è il fondamento stesso del nostro Stato perciò ovviamente sappiamo rispondere in modo corretto. O forse no? Vi prego di abbandonare per qualche istante la vostra sicurezza e di chiedervi davvero cosa significhi la parola Repubblica e cosa realmente sia la democrazia, senza la paura di sentirvi giudicati nel caso in cui diceste: “beh, in fondo non è che io sia proprio sicuro di sapere che diavolerie sono”. Io per prima non sono certa di cosa significhino realmente, e questo articolo ne è la prova, ma ho tutta l’intenzione di capirci qualcosa in più. Abbiamo detto che l’Italia è una Repubblica democratica e che essa è il fondamento del nostro Stato: ma che vuol dire? Potrei esporvi le mie conoscenze, frutto delle ore infinite di studio che il Liceo Classico ha richiesto, potrei raccontarvi del concetto di Res Publica (letteralmente “la cosa del popolo”) ai tempi di Cicerone, potrei persino riportarvi gli appunti che ho preso alle varie conferenze di politica cui ho partecipato: ma non è questo lo scopo dell’articolo, non è questo il significato della mia analisi. Sarebbe molto facile, per me, copiare un testo da Wikipedia e inserirlo nel mio articolo, magari aggiungendo 860e2e75-089f-46d3-a17a-a29eb1c2d380.jpgqua e là qualche esempio dotto o qualche frase del mio professore di letteratura latina (scrupolosamente segnata all’interno dei miei schemi). Ma avrei davvero risposto alla domanda, in quel caso? Avrei messo a tacere i miei pensieri ed i miei dubbi? Oppure avrei semplicemente dato per vera la considerazione di qualcuno vissuto prima di me, meno pigro a ragionare con la propria testa?

 

Dato che non sono mai stata una persona pigra nei ragionamenti, eccomi qui. Partirei innanzitutto definire cos’è una Repubblica e cos’è una democrazia, utilizzando il vocabolario della Treccani dato che sulla definizione ho ben poco da ragionare: Repubblica, «una forma di governo in cui il potere politico è detenuto, secondo criteri differenti, da un singolo capo (capo dello stato) o da o da un insieme di cittadini (parlamento) eletti direttamente, con mandato temporaneo e non ereditabile, da una parte più o meno estesa della popolazione»; Democrazia, «forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico» (fonte, Vocabolario online Treccani). Sulla definizione nessun dubbio, spiegazione chiara e diretta: e allora perché continua a vorticarmi nella testa la frase “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”? Perché sento di non aver colto il significato celato dietro quelle parole? Cosa vuole dirmi questa frase? Cosa devo capire, in quanto cittadina dello Stato italiano, ed imprimere con indiscutibile certezza nella mia mente? Ma facciamo un passo alla volta: abbiamo dato una definizione alla forma di governo dello Stato italiano eppure ancora non ho detto cosa rappresenta una Repubblica democratica per me. Rifacendomi all’etimologia della parola, ma ignorandone il significato originale, mi vien da pensare alla Res Publica come ad una piazza: un grande centro di raccolta collettivo su cui le idee di tutti sfilano senza fine, confrontandosi e dialogando per realizzare un obiettivo comune di coesistenza pacifica e utilità sociale. Il collegamento con l’agorà greca o il forum romano pare immediato, ma nel mio immaginario assume sfaccettature differenti. Dato che letteralmente è “la cosa del popolo” immagino persone di tutte i sessi, etnie, credo religioso e culture differenti alzarsi in piedi una alla volta spiegando la propria idea sul bene comune e sulla società, esponendo le loro idee con umiltà ma decisione. Se dovessi in prima persona creare una Res Publica probabilmente la edificherei in questo modo, ponendo le fondamenta su principi quali l’uguaglianza, la condivisione, il dialogo e il rispetto. E’ questa, a mio parere, una Repubblica democratica: uno Stato in cui ogni cittadino ha il diritto di dire la sua opinione, ha il diritto di fare parte della vita politica e culturale dello Stato in cui vive, ha il diritto di scegliere quale, secondo lui, è il modo migliore di vivere e di costruire una società civile. Dovendo quindi scegliere, sinceramente, io questa Repubblica ideale non la edificherei sul lavoro. Mi aspetterei più una Repubblica fondata sulla giustizia, sulla lealtà, sulla cultura, sull’onore. Ed eccola ancora quella domanda insistente: per quale motivo l’Italia è fondata sul lavoro? storia-della-festa-del-lavoroPerché fondare una nazione su di un principio che esula dalla concezione classica dei dogmi etici e morali? Sembra una domanda inutile, ma non lo è. Non lo è proprio per il fatto che la nostra nazione è basata su questo valore. Lo chiamo volutamente in questo modo perché credo che si intenta il lavoro non come mestiere ma, appunto, come valore. Il valore di impegnarsi, di lavorare duramente per ottenere risultati, di rimboccarsi le maniche nella vita per raggiungere un obbiettivo, individuale o collettivo che sia. Penso che i creatori della nostra Repubblica, così come la conosciamo, avessero proprio questo scopo: non di generare lavoratori efficienti e produttivi ma di educare menti sveglie votate all’impegno e alla responsabilità. Considerando la questione da questa prospettiva, fondare una Repubblica sul lavoro esula realmente dalla concezione classica dei dogmi etici e morali? O semplicemente ne considera altri aspetti? Aspetti quali il sacrificio, la costanza, il dovere, la consapevolezza, l’onestà. Ecco che quel primo articolo della Costituzione italiana assume ora un significato totalmente diverso da quello che gli avevo inizialmente attribuito. Un significato autentico e importante, che poggia le basi su un valore concreto, senza cui l’essere umano si ritroverebbe impoverito e perduto. Un valore immutabile e prezioso, da proteggere e custodire.

Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati. Così l’hanno voluta coloro che la conquistarono dopo venti anni di lotta contro il fascismo e due anni di guerra di liberazione, e se così sarà oggi, ogni cittadino sarà pronto a difenderla contro chiunque tentasse di minacciarla con la violenza.
-Sandro Pertini, Discorso di insediamento, 1978

In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli.
-Piero Calamandrei

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