Elena

Il banco vince sempre

Nel poker, quando si è sicuri di una puntata, si mette sul banco tutto ciò che si possiede: si chiama andare in all in. Si rischia tutto, perché si è assolutamente certi del proprio gioco e della propria intuizione. La domanda è: si può basare la propria vita sullo stesso principio? E’ possibile scommettere tutto ciò che si ha su un’intuizione o su un progetto di vita, sperando di non aver sbagliato completamente la giocata e pregando di non ritrovarsi da un giorno all’altro senza più nulla in mano? La vita è fatta di scelte, alcune più rilevanti ed altre meno. Ma cosa fare quando davanti a te se ne presenta una importantissima, di quelle che ti cambieranno la vita e per cui dovresti mollare tutto ciò per cui hai lottato fino a quel momento? Quando se ne presenta una così, quando quella scelta esistenziale si para davanti a te, ostacolandoti il cammino e costringendoti a fare i conti con te stessa, come bisogna comportarsi? E’ meglio tenersi stretti ciò che si possiede, per paura di perdere tutto, o al contrario rischiare ogni cosa? Pensavo di aver scommesso la mia giocata su Genova, credevo persino di averla vinta. Ora però il mazziere ha rimescolato le carte e, senza tante cerimonie, me ne ha consegnate in mano una sequenza che mi mette in una posizione differente da quella programmata, ponendomi davanti una scelta che non sono sicura di poter compiere. Da una parte, ciò che ho sempre voluto: la vita universitaria e lo studio, le ore passate sui libri e il flusso di cultura inevitabilmente travolgente. È ciò che ho sempre desiderato, eppure inizio a chiedermi se sia quello che ancora voglio.  Mi sembra inconcepibile mettere in dubbio questa mia passione, sarà che programmo l’università da quando sono una bambina e scherzo con mamma sul mio Premio Nobel per la Letteratura da quando ho memoria. Assurdo pensare di avere un’altra via da percorrere, oltre a quella scrupolosamente programmata. Dall’altra parte, però, nell’ultimo anno ho cominciato a considerare un progetto di vita che si discorda in modo piuttosto palese con la vita universitaria. E’ un programma che mai avrei pensato di pianificare, eppure sento di aver bisogno di intraprendere questo percorso, differente dai miei piani e dai miei progetti. Osservando le carte che il mazziere ha messo nella mia mano, mille domande cominciano a rincorrersi nella mia mente. Considerazioni, dubbi e aspirazioni si ammassano le une sulle altre, caotiche e disorganizzate. Prenderò la decisione migliore? Sarà la scelta giusta? thumbStarò rischiando inutilmente? Ne varrà la pena? Sarò in grado di reggere la pressione o crollerò miseramente sotto il peso di responsabilità troppo grandi? Non sono più certa della mia strada, mi sento barcollare sull’orlo del precipizio e so che, al minimo soffio di vento, potrei precipitare e scomparire per sempre nel vuoto.

In questo vortice di emozioni il mio pensiero torna a qualche anno fa, a quand’ero ancora intrappolata nella mia gabbia di insicurezza e solitudine e passavo le giornate a guardare video motivazionali su YouTube. Erano video con un sottofondo musicale adatto a rincuorare i cuori e a dare forza alle menti, ricordo i paroloni e le metafore che miravano a convincermi di prendere in mano la mia vita e di lottare per raggiungere i miei obiettivi. Tra i tanti video, uno in particolare mi ha colpita e mi ha dato la forza di reagire (vorrei inserire il link ma tristemente l’autore ha eliminato l’Italia dalla lista dei Paesi meritevoli di visionare la sua opera. Miserabile). Nel video il narratore pronunciava una frase estremamente significativa, una frase che mi ha fin da subito obbligata a confrontarmi con la mia vera natura: “devi essere in grado, in qualsiasi momento, di sacrificare ciò che sei per ciò che diventerai“. Parole semplici e cariche di significato che allora mi avevano spinta a combattere e a migliorarmi e che adesso mi catapultano davanti alla vera domanda che devo pormi: chi voglio essere? Ma sopratutto, come posso diventarlo? ildubbioA questo punto della partita, nel poker, solitamente si osserva il comportamento degli altri giocatori, si cerca di scoprire chi sta bluffando. Il problema di fondo però è che in questa partita, al tavolo da gioco, ci siamo io e il mio destino: tentare di decifrare la sua mossa sarebbe non solo impossibile, ma anche alquanto stupido. La domanda perciò è sempre la stessa: rischiare tutto o accontentarsi?

 

Chi si intende un po’ di poker sa che per giocare bisogna avere un mazziere, dei giocatori e il banco. Il banco è colui che gestisce la scommessa, colui che assicura sempre una vincita. E’ dimostrato che, statisticamente, ci sono più probabilità che vinca quest’ultimo, in una sorta di polizza assicurativa. Farò un passo indietro per chiarire la situazione, ai fini della metafora. Nella mia vita, poche persone hanno davvero creduto in me e nelle mie capacità. Finché sciavo e mostravo risultati concreti avevo molti sostenitori, eppure quando è comparsa la malattia questi sono improvvisamente spariti. In uno dei miei primi ricoveri ho dovuto sentire la disgustosa sentenza di un medico che non avrebbe “mai scommesso sulla mia vita”, parole sue, dandomi di fatto come perdente. Penso che lui sia parte del motivo per cui ho continuato a lottare, sfidando i miei limiti e tentando di abbatterli con tutta la forza che possedevo. L’idea che qualcuno potesse scommettere contro di me in un primo momento mi ha annientata, eppure con il passare degli anni ho iniziato a trovare piuttosto divertente distruggere le aspettative delle persone attorno a me che continuavano, imperterrite, a considerarmi un fallimento. La soddisfazione più grande è stata indubbiamente diplomarmi al Liceo Classico, dato che la maggior parte dei miei conoscenti, nonché numerosi insegnanti, avevano predetto che con le mie capacità non sarei riuscita nemmeno a superare il primo anno. Insomma, nel corso della mia vita sono davvero poche le persone che hanno davvero creduto in me e delle mie capacità: eppure ci sono state ed è anche grazie a loro se sono qui. Ma d’altra parte non ha alcuna importanza l’opinione della gente, ciò che conta è che io sia disposta a scommettere su me stessa. E indovinate? Su me stessa, sul mio valore, sulle mie capacità, sulla mia intelligenza, sulla mia determinazione, sulla mia costanza e sulla mia disciplina sono disposta a scommettere tutto ciò che ho. Ma la scelta, a questa punto, cosa riguarda davvero? La strada da percorrere? La distinzione tra chi volevo essere e chi sono in realtà? Ho davvero la possibilità di scegliere? Ripensandoci, mi vien da pensare che la risposta in realtà è semplice. Screenshot_2016-07-25-00-56-38-1-1.pngRagionate: esiste un mazziere, esistono dei giocatori ed esiste il banco. Il mazziere mescola le carte e le consegna, i giocatori le osservano e decidono come agire. Ma il banco? Lui gestisce la scommessa, lui gestisce la vincita. Le probabilità di vincere sono dalla sua parte, ma se io decidessi di scommettere su me stessa? Cosa accadrebbe in quel caso? La risposta è immediata: vincerei. Per quale motivo? Ragionate: se io scommetto su me stessa e il banco vince sempre, non ho forse vinto?

Gran bella cosa, il poker.

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