Vita rara

Alla deriva

I mostri sono reali, anche i fantasmi sono reali. Vivono dentro di noi e, a volte, vincono.

Stephen King

Dopo tre mesi finalmente torno a scrivere e non è assolutamente facile. Ho sempre trovato incredibilmente liberatorio lasciar scorrere le dita sui tasti, la classica pagina bianca che tanto spaventa le persone ha sempre generato in me un brivido di eccitazione, l’attesa dell’ispirazione invece di abbattermi mi stimolava ancora di più a cercare il giusto argomento.  Nella scrittura ho sempre trovato pace. Quando comincio a scrivere le preoccupazioni e i dolori spariscono, lasciando spazio solo alla serenità. Per questo non è facile per me tornare a scrivere, non ora che mi sento alla deriva e non so come affrontare il demone della depressione che è tornato a tormentarmi. Sono passati molti anni dall’ultima volta che mi ha fatto visita e, ingenuamente, credevo che dopo tutti gli sforzi che avevo fatto per mandarlo via non sarebbe più tornato. E’ difficile tornare a scrivere perché per me la scrittura è gioia, serenità e libertà. Ma non è così che mi sento, non in questo momento. Sono in bilico sul precipizio e non so davvero come fare a restare in equilibrio per non cadere. Ci sto provando, ogni giorno, ma non riesco più a stare dietro al mio corpo. Sto sempre male, neanche le pastiglie sembrano volermi aiutare a far passare il dolore. Mediamente ne prendo dieci al giorno e, dio mio, sono arrivata a chiedermi se questa sia vita. Non sono pensieri a me estranei, nel corso della malattia ne ho fatti di ben peggiori. Questa volta però sento di doverli affrontare perché, in questi anni, nasconderli in profondità dentro di me ha solo creato scompensi, dalla rabbia ingiustificata e alle crisi di pianto. Credevo che nascondendo la mia sofferenza agli altri nessuno mi avrebbe abbandonata e ho creduto che nascondendola persino a me stessa sarei potuta andare avanti. Ma i traumi, la rabbia, il dolore, le ferite, l’inadeguatezza, tutto era ancora dentro di me e stava mettendo radici. Mi sono accorta della loro esistenza nel momento in cui ho iniziato a scrivere il mio libro e ho dovuto rivivere nuovamente tutte quelle esperienze che avrei preferito dimenticare. Non avevo risolto nulla nascondendole ai miei occhi, queste avevano aspettato pazientemente che io tornassi ad affrontarle e intanto si erano intensificate, di fatto nutrendosi della mia codardia. Ma ora che finalmente mi sento pronta a fronteggiarle, ora che sento di avere la forza necessaria a risolvere i miei problemi, il mio corpo non ce la fa a seguirmi. E’ stanco, allo stremo delle forze. Negli ultimi mesi si è indebolito come se lo stessi affamando, a volte non ho nemmeno le forze per aprire il tappo di una bottiglia. Di nuovo, mi chiedo se questa sia vita.

Forse la verità è che sono spaventata da questa esistenza. Fino a qualche anno fa la vivevo con rassegnata consapevolezza, ma poi ho cominciato a lottare con tutte le mie forze per stare meglio e vivere una vita migliore e, non so come, ma ce l’ho fatta. Mi sono nutrita di questa nuova vita e ho goduto di ogni secondo, sfidando i miei limiti e festeggiando le mie inaspettate vittorie. Tristemente ora temo che il mio tempo sia scaduto. Sono tornata giù, nelle profondità della malattia. Il dolore non mi dà tregua e mi sembra persino più opprimente, dato che per anni ho vissuto una vita a tratti quasi normale. Il dolore mi ha sempre accompagnata, certo, ma non ha impedito che vivessi la vita che avevo deciso di meritare. Sarei egoista a chiedere un altro po’ di tempo?

Domani forse capirò perché sto così tanto male, saprò cos’è cambiato nel mio corpo per farmi tornare al punto di partenza. Forse avrò le mie risposte, ma sicuramente non le affronterò a cuor leggero. Domani, dopo quasi nove anni, farò nuovamente la risonanza liquorale per cercare di capire cosa accidenti sta succedendo al mio corpo. Di per sé è una risonanza normalissima, a parte il fatto che va a misurare la pressione del liquor cerebrale. Il problema è che c’è la probabilità che la valvola che ho nella testa si stari a causa del magnete. Neanche questo è mai stato un problema, le volte che mi è successo ho provato un forte intontimento e mi è salito il mal di testa, nulla di più. Ma questa volta è diverso. Questa volta, se il medico che mi ha visitata il mese scorso ha ragione e la causa di tutto il dolore non è l’ipertensione liquorale che mi accompagna da una vita, i problemi potrebbero esserci e potrebbero essere anche gravi. Perché se il medico ha ragione e se la risonanza va a modificare la taratura attuale della valvola, i vasi sanguigni nel mio cervello esploderebbero ed io avrei una emorragia cerebrale che solo un intervento chirurgico d’urgenza potrebbe risolvere. È solo una possibilità, certo. Non è nemmeno sicuro che la risonanza vada a starare la valvola: ne ho fatta una due mesi fa e non è successo nulla. Ma quando vivi una patologia così grave e debilitante ogni giorno della tua vita, quando il dolore ti accompagna quotidianamente, quando sei depressa e fai fatica ad immaginare un futuro, in quel caso la peggiore delle ipotesi è l’unica eventualità a cui riesci a pensare. “Nel doman non v’è certezza” scriveva Lorenzo de’ Medici. Spero almeno che nel mio domani vi sia la speranza.

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