Vita rara

Favola

Oggi voglio raccontarvi una favola. Questo perché come una vera eroina ho indossato la mia armatura, ho attraversato il fossato, superato le inferriate del ponte levatoio ed ora davanti a me si innalza la torre dove la principessa viene tenuta prigioniera. Il drago è più combattivo che mai e sta sferrando colpi tutt’altro che piacevoli, ma lui so come gestirlo. I draghi li combatto da molto tempo. Un colpo ben dato, tanta costanza, molta pazienza, un pizzico di coraggio e una buona dose di fortuna: non serve nient’altro per sconfiggere un drago. No, il mio avversario non è lui. Il vero nemico, in questa fiaba, è proprio la principessa. Ella è prigioniera ormai da dodici anni e, benché la sua indole positiva cerchi in ogni modo di sollevarle il morale, ormai ha perso la speranza. È accaduto un giorno non ben precisato. Molti cavalieri le avevano promesso di uccidere il drago una volta per tutte ma, dopo qualche colpo, tutti erano scappati, abbandonandola. Non è facile avere fiducia e speranza, quando sei sola. Per un po’ ha continuato ad aspettare il cavaliere che finalmente l’avrebbe liberata, ma il drago era troppo forte e nessuno è mai riuscito a contrastarlo. Alla fine la principessa si è rassegnata e ha smesso di sperare: la libertà non sarebbe mai arrivata. È così che la principessa è diventata il suo stesso nemico: perdendo fiducia in sé stessa. Ed è per questo che io oggi sono qui, ad osservare la torre più alta del castello domandandomi come fare a salvare una principessa che si è ormai arresa al suo destino.

Mi chiedo come posso salvarla ma forse la realtà è che sono stanca di doverla salvare. Vorrei deporre le armi per qualche ora, vorrei non sentire nelle orecchie il suono della battaglia. Sono stufa di dovermi arrampicare sulla torre più alta del castello, sono stufa di dover affrontare il drago, stufa di dover trovare nella torre una principessa che è solo il fantasma di sé stessa. Ho imparato che ogni salvataggio mi porta via qualcosa e, nonostante tutte le volte in cui l’ho salvata, alla fine mi trovo sempre a dover scalare di nuovo quella maledetta torre. Mi chiedo quante volte ancora sarò in grado di uccidere il drago, prima che lui riesca ad uccidere me. Eppure, mentre osservo quasi con rancore quella torre ostile, la principessa si affaccia con sguardo sofferente da una finestrella. E capisco. È per lei che mi sto battendo, per la sua libertà. Non esiste nulla di più sacro per entrambe. Una nuova forza si impossessa del mio corpo, stringo la spada tra i pugni e mi incammino con fiera determinazione verso la torre, decisa a scalarla. E non importa più quanto sia alta la torre, quanto forte sia il drago: più lei si sentirà abbandonata, più io le dimostrerò quanto è amata; più il drago la farà soffrire, più io combatterò contro di lui; più lei si sentirà cadere in pezzi, più volte io la salverò.
Le fiabe di solito si concludono con un lieto fine ma per ora non posso scriverlo: il drago non è sconfitto e la principessa non è salva. Eppure vi prometto, amici, che farò in modo che anche questo racconto si concluda con “e vissero felici e contenti”. Forse ci vorrà un colpo ben dato, tanta costanza, molta pazienza, un pizzico di coraggio e una buona dose di fortuna, ma alla fine so che anch’io riuscirò a trovare il mio lieto fine.

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