Meritato riposo

In questi giorni mi sono concessa una meritata ricompensa, dopo mesi di cure sfiancanti: ho messo qualche vestito in una valigia e, insieme alla mia migliore amica, sono partita per qualche giorno di mare. Non mi sembra vero di essere finalmente uscita di casa e di potermi godere qualche giorno di riposo, lontana da macchinari, visite mediche e terapie invasive. La mia oncologa non era troppo felice di questa fuga, perché di questo si tratta, ma avevo davvero bisogno di staccare la testa per qualche giorno. Tra una settimana dovrò rifare la PET, per capire se il tumore è ancora in giro o se la chemio ha fatto il suo lavoro, e ci vorrà circa un mese e mezzo per il controllo medico che mi dirà, una volta per tutte, se ho davvero finito questo percorso. Il mio corpo è stanco, lo era ancora prima di cominciare, eppure continua a resistere. Approfitterò di questa settimana di relax per concentrarmi unicamente sul mio benessere fisico e soprattutto mentale, godendomi ogni attimo di libertà. La parte forse peggiore di questo percorso, per quanto mi riguarda, è stata proprio il fatto di non poter uscire di casa per via della stanchezza e del dolore. È psicologicamente devastante rimanere chiusi in casa per mesi, avendo solo sporadici contatti sociali con chi è passato a trovarmi per un saluto e un caffè. La vita non può e non deve ridursi a questo.

Questa mini vacanza, che sto facendo insieme alla mia migliore amica giusto per rendere il tutto ancora più speciale, vuole essere un ritorno alla “vita vera“, quella dove il tuo unico pensiero non è un conto alla rovescia in attesa della prossima chemio, ma anche una sorta di riappropriazione di me stessa. Ho infatti bisogno di sentirmi viva, semplicemente, dopo mesi di letargo forzato e di “arresti domiciliari”, come dico spesso scherzando. Non so ancora cosa mi serberà il futuro ma, per adesso, mi fermerò un attimo per godermi questo meraviglioso presente.

In questi mesi mi sono ripetuta senza tregua: “sospendi il giudizio“, me lo sono ripetuta ogni volta che l’ansia iniziava ad offuscare la mia mente. Cercavo di ricordare a me stessa che non potevo fare niente per cambiare la situazione in cui mi trovavo, che dovevo affrontare ogni giorno come meglio potevo e con tutta l’energia positiva che riuscivo a trovare dentro di me. D’altra parte, andare nel panico avrebbe peggiorato solo il mio stato mentale e la mia salute. Negli ultimi mesi mi sono sentita sospesa, come se fossi intrappolata in una sorta di limbo e non potessi fare nulla per modificare la mia situazione. Mi sono sentita completamente inutile e forse in alcuni momenti è stato esattamente così. Eppure dovevo sospendere il giudizio perché era solo un momento transitorio, causato dalla malattia. Dovevo tenere a mente che quel periodo non mi identificava in quanto persona e che non doveva condizionare la mia vita. Sapevo che appena sarei guarita avrei potuto ricominciare a concentrarmi su me stessa, su ciò che amo e sulla persona che voglio diventare. Dovevo accettare di non essere in grado di dare il 100% e soprattutto che andava bene così. Ho quindi vissuto gli ultimi sei mesi facendo un passo alla volta, senza fretta. Ho capito che dovevo vivere la vita per quello che era, senza sentirmi un peso e senza colpevolizzarmi. Il mio unico obiettivo doveva essere quello di trovare un equilibrio, consapevole che prima o poi sarebbe arrivato il momento per me di rimettermi in piedi. Non sono sicura che quel momento sia arrivato eppure sento di essermi riappropriata di me stessa e della mia libertà.

E per ora è tutto ciò di cui ho bisogno.

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