PET

Ieri ho fatto la PET. L’ultima, stando al programma. Avevo già preparato il post da far uscire, ricco di metafore positive e finalmente un lieto fine. Eppure la vita non segue i piani, soprattutto quando si parla di malattia. A volte, la fine, non solo non è lieta: non c’è proprio.

Dopo l’esame di ieri avrebbero dovuto dirmi “è andata, il tumore non c’è più”. Tuttavia, ho dovuto fare l’esame due volte perché volevano ricontrollare l’addome. Potevo sentire la tensione nell’aria: quando nella stanza cala il silenzio, bloccando il borbottio diffuso, non è mai un buon segno. “Sei solo paranoica” mi sono però detta, ignorando la sgradevole sensazione che ti stringe lo stomaco quando sai che qualcosa non va. La conosco bene quella sensazione eppure continua a cogliermi impreparata. Sono tornata nella mia stanza e dopo una ventina di minuti è arrivata la dottoressa: ma non era sola, accanto a lei c’era il primario. “Merda” ho pensato. A quel punto non potevo più fuggire dalla realtà. Sapevo cosa stavano per dirmi quindi ho sfoggiato il migliore dei miei sorrisi per proteggermi dalle parole che stavano per uscire dalle loro bocche. “C’è un’iperfissazione elevata nell’ilo splenico”.

Non scenderò nei dettagli. Semplicemente, a differenza dei due esami precedenti, quest’ultimo è risultato positivo. C’è qualcosa che non va nella zona addominale, probabilmente la milza. Solo la TAC potrà dire cos’è, la farò tra due settimane e a quel punto capirò cosa mi aspetta. Potrebbe semplicemente trattarsi di un’infiammazione ma di nuovo, come lo scorso febbraio, potrebbe essere “tutto o niente”. Non dirò che non me l’aspettavo, sarebbe una bugia. C’è un motivo se sono fuggita al mare, se chiamavo questa PET la “sentenza“, se ho sepolto il cellulare nella borsa invece di chiedere a mamma di farmi tremila foto. Conosco il mio corpo. Sapevo che qualcosa non andava, indipendentemente dalla gravità del problema. Riconosco i campanelli d’allarme. Ancora non posso dire cosa dovrò affrontare, se una semplice infiammazione o qualcosa di più grave. Ma non mi faccio intimidire. “A schiena nuda contro il destino”, ha detto la mia migliore amica qualche giorno fa. E a schiena nuda lo affronterò.

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