
Si pensa che, finita la chemio, il percorso con il cancro sia concluso poiché il peggio è passato. La verità però è che le conseguenze di quella terapia devastante le senti dopo. Si potrebbe paragonare la chemio ad una guerra. Avete presente, no? Armi alla mano, cavalli al galoppo, armature pesanti per proteggersi dagli attacchi del nemico, urla d’incitamento e il fragore delle spade. Finita la chemio però quella fase della battaglia finisce ed è il momento di rialzarsi e di fare la conta dei caduti. È il momento di portare i superstiti al campo, affinché vengano curati, è il momento del silenzio.
Il mio corpo sta patendo adesso gli effetti della chemio, forse perché prima era troppo impegnato a combattere. Ora che mi sono rilassata, anche se ancora non ho risultati certi che attestino la remissione di malattia, è come se tutto il peso di questi mesi difficili mi fosse crollato addosso. Le ossa assomigliano al vetro e ad ogni movimento sembrano sul punto di frantumarsi; anche se ho molte più energie la stanchezza non mi dà tregua e passo dall’insonnia al dormire quattordici ore di fila; la pancia fa malissimo e non riesco a mangiare nulla, fuorché pasta e riso in bianco, senza sentirmi male. È una sfida, ogni giorno. Eppure si va avanti a testa alta e con tutta la determinazione possibile perché, a conti fatti, sono una di quelli che ce l’hanno fatta. Sono qui a contare i caduti, ma non sono una di loro. E finché continuerò a rialzarmi allora andrà tutto bene.
