Il silenzio

Parole di mamma

Uno dei momenti più difficili, che mai dimenticherò, è stato quando il liceo mi ha chiamata perché Elena non stava bene. Arrivata a scuola ho trovato Elena completamente cieca. In quel periodo era abbastanza frequente, la differenza era che in quell’episodio Elena non era solo cieca, ma contemporaneamente anche sorda. È stato devastante. Quando era cieca poteva sentirmi e rispondermi, quand’era sorda leggeva il mio labiale. In quell’occasione invece ci era negata completamente qualunque comunicazione: non potevo chiedere come stava perché non mi avrebbe sentita, non potevo comunicare con lei a gesti perché era cieca. Una sua compagna le aveva preso la mano e, muovendo le dita sulla pelle del suo braccio, le aveva “scritto” che la scuola stava chiamando la mamma.
Sono riuscita ad accompagnarla tenendola sotto braccio alla macchina e volevo dirle di stare tranquilla perché la stavo accompagnando in ospedale ma non sapevo come fare… sono scoppiata a piangere disperata. Mi sono trovata di fronte i vigili urbani, non avevo la cintura di sicurezza ma solo lacrime che scendevano copiose ed hanno avuto pietà, non mi hanno fermata. Raggiunto l’ospedale, mentre la visitavano, sono andata in bagno a lavarmi il viso e a recuperare il sorriso. Quando fosse tornata la vista ad Elena, quello doveva vedere.

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