Visita oncologica

Oggi avevo la visita oncologica finale e dire che ero stressata non rende abbastanza l’idea. Ero più in ansia oggi rispetto al giorno della diagnosi, per quanto possa sembrare assurdo. Avevo infatti paura che mi dicessero che il tumore non era del tutto sparito, che mi attendevano ancora la radioterapia o peggio ancora altra chemio. Paradossalmente però avevo anche il terrore che mi dicessero: “sei guarita!” perché, fa strano a me dirlo figuriamoci voi a leggerlo, mi sento come se non sapessi gestire quest’eventualità. Sono infatti stata malata così a lungo che non so come comportarmi di fronte allo “stare bene”, ormai neanche ricordo più cosa significhi vivere senza dolore costante e sintomi invalidanti. È però vero che dall’Ipertensione Intracranica non guarirò mai e che sarò davvero libera dal cancro solo se supererò i cinque anni senza una avere una recidiva, quindi definirmi “guarita” va inteso in senso lato, ma il concetto è che ormai con la malattia ho una certa familiarità e non riesco neanche ad immaginarmi una vita “normale”.

Questa foto l’ho scattata quando ho avuto la diagnosi di tumore: nonostante fossimo devastate io e mamma abbiamo voluto brindare alla mia guarigione. Quest’ultima visita però non ci ha rassicurate come speravamo e anzi ci ha lasciate con qualche dubbio. Da una parte c’è stata un’ottima risposta alla terapia e il tumore sembrerebbe non esserci più, dall’altra i medici non sono tranquilli per via di alcune incongruenze negli esami e hanno quindi fissato un’altra PET e un’altra TAC prima di Natale. Speravo finalmente di leggere “remissione completa di malattia” su quest’ultimo referto e invece torno a casa con altri dubbi e paure. Ormai ho imparato che si arriva lontano facendo un passo alla volta, quindi è così che continuerò ad affrontare questo percorso: piano piano, senza fretta ma sempre con il sorriso sulle labbra.

TAC

Ho pensato a lungo a cosa scrivere. Ci sono tantissime cose che vorrei dire e un’infinità di argomenti che aspettano di essere affrontati, però mi rendo conto di non essere nelle condizioni di tirarli fuori. Il percorso che sto facendo con la psicologa mi ha dato il coraggio di affrontare traumi che avevo tentato in ogni modo di nascondere alla mia vista, di fatto negando a me stessa la possibilità di liberarmi di tanti pesi. Questi mi avevano trascinata a fondo, senza che neanche me ne accorgessi. Non è stato facile riportare a galla certi tormenti del mio passato e ne sto affrontando le conseguenze. Non è facile nemmeno adesso, ma è un cammino necessario per potermi finalmente liberare dalla loro presa.

Oggi ho fatto la TAC. L’agitazione e l’ansia che ho provato nelle ultime due settimane è stata a tratti insopportabile. I risultati non ci sono ancora ma gli oncologi hanno deciso di anticipare la visita medica, quindi la prossima settimana avrò finalmente una risposta. È un sollievo immenso sapere di non dover aspettare altri venti giorni per avere i risultati, l’attesa è forse la parte più difficile. Mille pensieri vorticano senza sosta nella mia mente e fermarli è impossibile. Nonostante la mia buona volontà ho pensato centinaia di volte a tutti i risvolti negativi che potrebbe avere questa malattia. Nonostante ciò, sto cercando di rimanere positiva e di non perdere il mio sorriso: è lui a tenermi in piedi e a non permettermi di mollare, è lui il mio centimetro di libertà. Come diceva Valerie nel capolavoro cinematografico V per Vendetta: “tutto di me finirà, tutto, tranne quell’ultimo centimetro. Un centimetro… è piccolo, ed è fragile, ma è l’unica cosa al mondo che valga la pena di avere. Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino.”

Lotterò per quel centimetro e mi impegnerò a proteggerlo, ad ogni costo. È lui a darmi la forza per andare avanti, è lui a ricordarmi i mille motivi per cui vale la pena combattere e non arrendersi mai.

PET

Ieri ho fatto la PET. L’ultima, stando al programma. Avevo già preparato il post da far uscire, ricco di metafore positive e finalmente un lieto fine. Eppure la vita non segue i piani, soprattutto quando si parla di malattia. A volte, la fine, non solo non è lieta: non c’è proprio.

Dopo l’esame di ieri avrebbero dovuto dirmi “è andata, il tumore non c’è più”. Tuttavia, ho dovuto fare l’esame due volte perché volevano ricontrollare l’addome. Potevo sentire la tensione nell’aria: quando nella stanza cala il silenzio, bloccando il borbottio diffuso, non è mai un buon segno. “Sei solo paranoica” mi sono però detta, ignorando la sgradevole sensazione che ti stringe lo stomaco quando sai che qualcosa non va. La conosco bene quella sensazione eppure continua a cogliermi impreparata. Sono tornata nella mia stanza e dopo una ventina di minuti è arrivata la dottoressa: ma non era sola, accanto a lei c’era il primario. “Merda” ho pensato. A quel punto non potevo più fuggire dalla realtà. Sapevo cosa stavano per dirmi quindi ho sfoggiato il migliore dei miei sorrisi per proteggermi dalle parole che stavano per uscire dalle loro bocche. “C’è un’iperfissazione elevata nell’ilo splenico”.

Non scenderò nei dettagli. Semplicemente, a differenza dei due esami precedenti, quest’ultimo è risultato positivo. C’è qualcosa che non va nella zona addominale, probabilmente la milza. Solo la TAC potrà dire cos’è, la farò tra due settimane e a quel punto capirò cosa mi aspetta. Potrebbe semplicemente trattarsi di un’infiammazione ma di nuovo, come lo scorso febbraio, potrebbe essere “tutto o niente”. Non dirò che non me l’aspettavo, sarebbe una bugia. C’è un motivo se sono fuggita al mare, se chiamavo questa PET la “sentenza“, se ho sepolto il cellulare nella borsa invece di chiedere a mamma di farmi tremila foto. Conosco il mio corpo. Sapevo che qualcosa non andava, indipendentemente dalla gravità del problema. Riconosco i campanelli d’allarme. Ancora non posso dire cosa dovrò affrontare, se una semplice infiammazione o qualcosa di più grave. Ma non mi faccio intimidire. “A schiena nuda contro il destino”, ha detto la mia migliore amica qualche giorno fa. E a schiena nuda lo affronterò.

Meritato riposo

In questi giorni mi sono concessa una meritata ricompensa, dopo mesi di cure sfiancanti: ho messo qualche vestito in una valigia e, insieme alla mia migliore amica, sono partita per qualche giorno di mare. Non mi sembra vero di essere finalmente uscita di casa e di potermi godere qualche giorno di riposo, lontana da macchinari, visite mediche e terapie invasive. La mia oncologa non era troppo felice di questa fuga, perché di questo si tratta, ma avevo davvero bisogno di staccare la testa per qualche giorno. Tra una settimana dovrò rifare la PET, per capire se il tumore è ancora in giro o se la chemio ha fatto il suo lavoro, e ci vorrà circa un mese e mezzo per il controllo medico che mi dirà, una volta per tutte, se ho davvero finito questo percorso. Il mio corpo è stanco, lo era ancora prima di cominciare, eppure continua a resistere. Approfitterò di questa settimana di relax per concentrarmi unicamente sul mio benessere fisico e soprattutto mentale, godendomi ogni attimo di libertà. La parte forse peggiore di questo percorso, per quanto mi riguarda, è stata proprio il fatto di non poter uscire di casa per via della stanchezza e del dolore. È psicologicamente devastante rimanere chiusi in casa per mesi, avendo solo sporadici contatti sociali con chi è passato a trovarmi per un saluto e un caffè. La vita non può e non deve ridursi a questo.

Questa mini vacanza, che sto facendo insieme alla mia migliore amica giusto per rendere il tutto ancora più speciale, vuole essere un ritorno alla “vita vera“, quella dove il tuo unico pensiero non è un conto alla rovescia in attesa della prossima chemio, ma anche una sorta di riappropriazione di me stessa. Ho infatti bisogno di sentirmi viva, semplicemente, dopo mesi di letargo forzato e di “arresti domiciliari”, come dico spesso scherzando. Non so ancora cosa mi serberà il futuro ma, per adesso, mi fermerò un attimo per godermi questo meraviglioso presente.

In questi mesi mi sono ripetuta senza tregua: “sospendi il giudizio“, me lo sono ripetuta ogni volta che l’ansia iniziava ad offuscare la mia mente. Cercavo di ricordare a me stessa che non potevo fare niente per cambiare la situazione in cui mi trovavo, che dovevo affrontare ogni giorno come meglio potevo e con tutta l’energia positiva che riuscivo a trovare dentro di me. D’altra parte, andare nel panico avrebbe peggiorato solo il mio stato mentale e la mia salute. Negli ultimi mesi mi sono sentita sospesa, come se fossi intrappolata in una sorta di limbo e non potessi fare nulla per modificare la mia situazione. Mi sono sentita completamente inutile e forse in alcuni momenti è stato esattamente così. Eppure dovevo sospendere il giudizio perché era solo un momento transitorio, causato dalla malattia. Dovevo tenere a mente che quel periodo non mi identificava in quanto persona e che non doveva condizionare la mia vita. Sapevo che appena sarei guarita avrei potuto ricominciare a concentrarmi su me stessa, su ciò che amo e sulla persona che voglio diventare. Dovevo accettare di non essere in grado di dare il 100% e soprattutto che andava bene così. Ho quindi vissuto gli ultimi sei mesi facendo un passo alla volta, senza fretta. Ho capito che dovevo vivere la vita per quello che era, senza sentirmi un peso e senza colpevolizzarmi. Il mio unico obiettivo doveva essere quello di trovare un equilibrio, consapevole che prima o poi sarebbe arrivato il momento per me di rimettermi in piedi. Non sono sicura che quel momento sia arrivato eppure sento di essermi riappropriata di me stessa e della mia libertà.

E per ora è tutto ciò di cui ho bisogno.

Parole che salvano la vita

Stai lottando per guarire, facendo ogni cosa umanamente possibile per restare te stessa e non perdere ciò che hai guadagnato. Questo perché ti importa, perché vuoi vivere e in fondo credi di meritartelo. Ed è così Elena, te lo meriti.

Queste parole che per me significano moltissimo, sono state pronunciate qualche mese fa per aiutarmi a placare un terribile attacco di panico. Da allora continuo a ripetermele ogni giorno, ricordandomi da dove sono partita. Ci sono tanti aspetti del mio carattere e del mio fisico che voglio cambiare, ma osservando il cammino alla mie spalle mi rendo conto di aver fatto moltissima strada. Ho imparato tanto e sono grata di ogni lezione appresa, soprattutto quella che mi ha portata ad amare me stessa. Perché alla fine è vero: io merito di vivere e merito di essere felice. Sembra ovvio, magari, ma per me non lo era affatto.

Fino ad oggi.

12/12

I did it! Finalmente anche l’ultima chemio è andata. Provo tantissime emozioni ma sicuramente l’entusiasmo le sovrasta tutte. È stato un percorso difficile e quasi non riesco a credere che potrebbe finalmente essere terminato. Questa esperienza è stata a tratti terribile ma mi ha insegnato tanto, riuscendo a liberarmi di tanti pesi che portavo sulle spalle e sull’anima ormai da molti anni.

Queste ultime due settimane, così come gli ultimi due mesi, sono state un vero calvario. Ho perso il conto delle volte in cui sono dovuta andare al pronto soccorso a causa della terapia, dei dolori alla pancia e di altri mille problemi non ben chiariti. Tra le varie cose ho dovuto fare una colonscopia poiché le coliche addominali erano davvero troppo dolorose e dovevo capire a cosa accidenti fossero dovute. E indovinate un po’? I medici hanno scoperto che ho una malformazione estremamente rara del colon. Penso di aver riso per una buona mezz’ora quando ho letto il referto, con questa sono ufficialmente a 4 patologie rare. Comunque grazie a questa diagnosi abbiamo potuto dare un senso ai dolori e ad altri mille sintomi che ho sempre avuto (es. il gonfiore cronico del pancino).

Una rosa per festeggiare la fine della terapia

Inizialmente ero preoccupata perché c’era il rischio che l’ultima chemio venisse posticipata, infatti il giorno prima della chemio mi hanno chiamata dal reparto dicendo che gli esami non andavano bene e i globuli bianchi erano troppo bassi: PANICO. Il pensiero di dover rimandare l’ultima chemio, anche solo di una settimana, mi straziava: ormai intravedevo la fine, avevo bisogno di sentire quel veleno nelle vene per l’ultima volta e di dirle addio. Ho ripetuto il prelievo il giorno stesso della chemio ma i bianchi non erano risaliti granché: per fortuna, però, essendo l’ultima, mi hanno dato il permesso di farla e quindi eccomi qui. In futuro potrebbe esserci bisogno di fare un po’ di radioterapia ma questo lo decideranno gli oncologi dopo la prossima PET, che farò tra circa due settimane. Farò tutto ciò che è necessario, questo percorso è stato sfiancante sia emotivamente sia fisicamente e a questo punto voglio solo lasciarmelo alle spalle. Sono però grata per tutto ciò che la sofferenza, grande maestra di vita, mi ha insegnato. Negli ultimi sette mesi sono maturata e ho imparato ad amarmi e a mettere me stessa al primo posto: non tornerò mai più indietro.

11/12

Ieri ho fatto la chemio 10+1 e se tutto va bene manca veramente poco alla fine di questo percorso: non potrei essere più felice perché sono ufficialmente entrata nell’ultimo ciclo!

Questa chemio l’ho patita più delle altre, appena arrivata a casa ho dormito quattro ore da tanto ero stanca e questo non succedeva dalle prime infusioni di aprile. Ho avuto inoltre moltissima nausea e altri sintomi che non avevo ancora sperimentato in modo così violento. Per quanto riguarda i dolori alla pancia la situazione non è migliorata, continuo ad essere sempre esausta e ho davvero molto male. Ieri sera sono dovuta andare al pronto soccorso perché il dolore all’addome era così forte da piangere. Ho fatto le lastre ma non ho ancora il referto, in ogni caso nei prossimi giorni ho in programma alcune visite specialistiche in modo da approfondire il problema e, spero, arrivare finalmente a capire cosa sta succedendo. Nonostante questo ho il pensiero fisso sul traguardo e non mi faccio distrarre da nient’altro: dritta alla meta. Non so cosa mi riserverà il futuro, tutto sembra essere ancora in bilico nonostante qualche rassicurazione e tanto ottimismo. Se c’è una cosa che ho imparato è che la vita è davvero breve e in qualunque momento può finire, senza darci alcun preavviso o prepararci al dolore che ne conseguirà. E’ una lezione che ho appreso in modo piuttosto brutale dato che ho dovuto dire addio a mio nonno proprio in questi giorni: gli hanno infatti trovato un cancro ai polmoni in metastasi e, il giorno dopo la diagnosi, lui non c’era più. La sua morte è stata un fulmine a ciel sereno per tutti ma sicuramente il motivo per cui è mancato è stato per me ancora più pesante da sopportare. Infatti mio nonno è morto di cancro ed io sono qui a combattere con lo stesso nemico. L’epilogo potrebbe essere lo stesso e non è stato facile affrontare questa verità. Dobbiamo davvero vivere ogni momento con tutta la gratitudine e la gioia che il nostro cuore è in grado di provare, senza focalizzare le nostre energie in situazioni, pensieri o persone che non valgono i nostri sforzi. L’avrò già scritta milioni di volte ma è una citazione a cui sono così legata da non potermi esimere dallo scriverla nuovamente: “il segreto, cara Alice, è circondarsi di persone che ti facciano sorridere il cuore. È allora, solo allora, che troverai il Paese delle Meraviglie“. Il Paese delle Meraviglie è dentro di noi e solo se saremo abbastanza coraggiosi da abbandonare ciò che ci fa star male saremo in grado di vivere la vita migliore possibile.

Quinto ciclo

Ho concluso anche il quinto ciclo, mi sembra surreale essere arrivata a questo punto. Mancano solo due infusioni alla fine del percorso e non vedo l’ora di lasciarmi tutto alle spalle. Ormai mi viene da vomitare solo vedendo arrivare le flebo con i farmaci chemioterapici, mi avevano avvisata che poteva capitare ma non pensavo sarebbe stata una sensazione così travolgente: mi viene la nausea anche solo a guardare le vecchie foto delle terapie o pensando all’odore del disinfettante. Incredibile quanto la mente possa influenzare il corpo! In ogni caso sono quasi alla fine di questo lungo percorso e le cure stanno funzionando: non c’è niente di più importante.

Agosto è stato un mese duro. So che lo dico tutte le volte ma più vado avanti e più è faticoso star dietro ai sintomi e a tutte le conseguenze che la chemio comporta. Dopo il ricovero la situazione non è migliorata, anzi, sotto molti aspetti è persino peggiorata. I dolori addominali si sono intensificati e, nonostante un mese intero di sospensione delle cure, non ho avuto energie neanche per fare piccoli gesti come caricare la lavastoviglie. Ho letteralmente passato le giornate a letto e per me è difficile accettare di avere dei limiti. “Sono ai domiciliari” mi capita spesso di dire scherzando, ma neanche troppo. Vorrei poter fare di più ma sono obbligata a passare le giornate sdraiata, sentendomi inutile come non mai. Intanto la lista delle cose da fare aumenta e l’ansia ha iniziato a tormentarmi giorno e notte. Continuo a ripetermi “prima di tutto la salute” ma, essendo abituata al dolore cronico che mi tormenta ventiquatto ore su ventiquattro, mi sembra inconcepibile passare le giornate ad oziare. Sono abituata a star male ma nonostante questo andare al lavoro, fare la spesa, scrivere verbali, fare riunioni e mille altre cose. Sono abituata a dare il massimo e a non permettere né al dolore né alla malattia di fermarmi. Questa volta però ho dovuto farlo, non avevo scelta. Convivere con i sintomi di due malattie croniche, i dolori causati dal tumore e gli effetti della chemioterapia è davvero difficile. Non sai mai da quali sintomi terribili dovrai cercare di difenderti né quanto dolore proverai, puoi solo sperare che ti consenta di goderti un minimo le giornate, anche solo concedendoti di bere caffè in compagnia della nonna.

Tra le altre cose in questi ho dovuto fare un tampone al PICC perché mi faceva molto male, si sono formate piccole piaghe da decubito quindi c’è la possibilità che debbano spostarlo sull’altro braccio. Spero davvero che resista un altro mese in modo da poterlo togliere definitivamente. Nonostante questo faccio del mio meglio per essere positiva, anche se spesso è difficile. Questo non significa che non ho voglia di lottare, anzi, è esattamente il contrario: lotto ogni giorno con così tanta determinazione e risolutezza da sentirmi, a volte, venir meno le forze. Come ho scritto ieri alla mia migliore amica “anche Wonder Woman a volte cade”. La sua risposta è stata meravigliosa e di buon auspicio: “ricorda che nei film della Marvel di solito il supereroe finisce mezzo morto proprio prima di battere il cattivo”. Ancora due round, quindi, cancro: perché io sarò anche a corto di energie ma tra poco sarai tu a dichiarare la resa incondizionata.

Notizie fantastiche e dove trovarle

Ormai la fine del percorso sembra essere dietro l’angolo, riesco quasi a vedere la luce in fondo al tunnel ed è così rassicurante. Anche la chemio numero 9 è andata e, incrociando le dita, mi rimangono solo tre infusioni al termine della chemioterapia. Ho due notizie da riferire, una bellissima ed una decisamente meno. Dato che solitamente si comincia con il raccontare quella meno bella, ecco a voi un paio di aggiornamenti. Purtroppo nelle ultime settimane sono ricomparsi i sintomi che mi avevano obbligata ad un lungo ricovero l’anno scorso, ovvero i giramenti di testa e gli svenimenti continui a seguito di pressione bassissima, sudorazione fredda e stanchezza da non riuscire a reggermi in piedi. Gli oncologi sono giustamente preoccupati ma, oltre ad un paio di esami di routine, non si può indagare più a fondo finché non finisco la chemioterapia. Sono spaventata perché l’anno scorso è stato l’anno peggiore della mia vita e non vorrei riviverlo per nulla al mondo. Sono infatti stata male come mai prima di quel momento e mi sono sentita abbandonata da tutti, non è stato facile portare sulle spalle un peso così gravoso e confesso di aver più volte pensato di non avere la forza per reggerlo un altro giorno. Inoltre è anche ricomparso il mal di testa e, per quanto può sembrare assurdo per chi non ci è passato, preferirei vivere cento giorni con i peggiori sintomi del cancro piuttosto che uno solo con quelli dell’Ipertensione Intracranica. Non è facile spiegare quanto sia straziante vivere il dolore ogni giorno, soprattutto a chi fortunatamente non deve sottostare ai suoi continui attacchi e soprusi. Nonostante questo, le mie malattie mi stanno insegnando più di quanto avrei mai potuto immaginare e sono estremamente grata per ogni piccola lezione che mi stanno impartendo. Perché la vita è fatta anche di questo, di insegnamenti difficili da accettare ma che ti aiutano a crescere e a capire chi sei.

Ma c’era anche una notizia bellissima da riferire, o sbaglio? Questa novità riguarda il linfoma e mi ha scaldato il cuore in un modo davvero unico, che dubito potrò mai scordare. Sono infatti arrivati i risultati della PET e secondo il referto: “non si rileva la presenza di significative aree di anomalo accumulo del tracciante e non risultano più evidenti le aree di ipermetabolismo segnalate“. Cosa significa? Significa che le cure stanno funzionando e che il tumore sta regredendo. Sto vincendo io. In dodici anni di malattia questa è la prima volta che mi sento in questo modo. La mia mente elabora pensieri come “sto guarendo”, un lusso che mai mi era stato concesso, e quasi non riesco a crederci. Ero abituata a lottare per una causa persa, sapendo di non poter vincere e di poter solo sperare che il dolore mi afferrasse senza troppa crudeltà. E invece eccomi qui, dall’altra parte del campo di battaglia, con la consapevolezza di star vincendo. Questa consapevolezza mi fa sentire libera, mi fa sentire felice, mi fa sentire viva. Forse per la prima volta dopo tanto, moltissimo tempo.

Mollare mai

Anche la chemio numero 7 è andata. Le foto le faccio sempre all’inizio della cura, appena mi mettono la flebo, perché alla fine sono talmente stanca che non riesco neanche a tenere gli occhi aperti, figuriamoci il telefono in mano. Ogni volta ricevo tantissimi messaggi con scritto “come stai?” e ce la metto davvero tutta per rispondere un “tutto bene” o per inviare l’emoji di un pollice alzato o di un cuoricino. È davvero il massimo dello sforzo per me, anche se può sembrare una banalità. Ormai qualunque azione è diventata una fatica disumana, ero già abituata a tutto questo soffrendo di fatica cronica per le mie altre malattie (meglio conosciuta come fatigue, un disturbo caratterizzato da un’eccessiva mancanza di energia che non si allevia con il riposo e che può durare giorni, settimane, mesi o, come nel mio fortunatissimo caso, anni) ma ora devo confessare di essere davvero al limite. La fatica è stata una spina nel fianco negli ultimi anni ma adesso è diventata una vera tortura. La buona notizia è che, anche se convivevo con la fatica cronica, andavo comunque a lavoro, a correre, a fare aperitivi, alle feste e ai concerti: quindi sono in grado di gestirla senza troppi problemi. Basta avere pazienza e non mollare, se c’è una cosa che la malattia mi ha insegnato è proprio questa.

In tutto questo, a quanto pare anche la tiroide ha deciso di iniziare a dare problemi. Non che io sia sorpresa, d’altra parte nell’aprile ’18 mi hanno diagnosticato l’ipotiroidismo e nel luglio dello stesso anno hanno trovato un nodulo che si era rivelato essere benigno, il che mi aveva sollevata perché temevo potesse essere una piccola massa tumorale. Ah, l’ironia! Pochi mesi dopo mi hanno scoperto il tumore maligno del sangue al IV stadio. Nelle prossime settimane sarà quindi necessario fare alcuni esami e capire cosa sta succedendo. Un po’ mi viene da ridere, una forma di isterismo dovuta al fatto che la mia vita è davvero un gran bel casino. A me però, questo casino, piace parecchio: con tutti i suoi difetti, i suoi malanni e problemi. Anzi, probabilmente sono proprio loro a farmi apprezzare ancora di più di essere al mondo, qui, oggi, in questo preciso istante. Perché la vita può essere dura, straziante, e può obbligarti a passare le tue giornate in un ospedale, ma nascosti dietro al sorriso di una compagna di letto, ad un complimento per i tuoi capelli rasati che non capisci se stanno per cadere o meno, dietro al buffetto che l’infermiera ti dà per motivarti a non mollare mentre ti disinfetta l’accesso venoso, dietro a tutto questo e a molto altro, si nasconde il motivo per cui la vita è così bella, il motivo per cui lotterò con tutte le mie forze per resistere. Attimi di felicità e gentilezza che riempiono il cuore.