Oggi avevo la PET ed ero davvero preoccupata. Stanotte non ho chiuso occhio, incapace di calmare i pensieri agitati e frenetici che mi vorticavano in testa. Mi aspettavo un ennesimo riscontro negativo e l’idea mi terrorizzava. A volte però la vita ti mette di fronte a coincidenze che riescono a strapparti un sorriso, nonostante l’ansia e la paura.

Dato che io ho sempre caldo e che mi presento in maniche corte in qualsiasi circostanza, quelle sante donne della Medicina Nucleare ogni volta devono avvolgermi in coperte e lenzuola per riscaldarmi (ecco perché nella foto sono tutta infagottata!) Durante l’esame è infatti importante stare al caldo perché ogni minimo movimento muscolare viene rilevato dal macchinario e quindi se i muscoli tremano dal freddo i risultati appariranno poco chiari. A strapparmi un sorriso è stata la coperta con cui mi hanno avvolta oggi, perché proveniva dall’Ospedale di Baggiovara, vicino a Modena, che è stato il mio rifugio e la mia casa per anni. Tra le sue mura ho vissuto il periodo peggiore della mia vita, è infatti il luogo dove mi hanno operata al cervello per sei volte in neanche due anni e da cui ho rischiato di non uscire mai più. Nonostante ciò, in quell’ospedale mi sentivo protetta e al sicuro, forse anche perché lo vedevo con gli occhi di una bambina. In quel grigio edificio ho riposto tutte le mie speranze e, anche se queste poi alla fine sono state tradite, ne conservo un bellissimo ricordo. È stata quindi una sorpresa trovare ad Aosta una coperta di quell’ospedale, considerando che le due città distano più di 350 km, proprio nel giorno in cui avevo più bisogno di sentirmi protetta e al sicuro.
Non so se a farmi trovare quella coperta sia stato un caso, il destino o la divina provvidenza, però ne sono davvero grata perché mi ha ricordato un periodo molto difficile della mia vita a cui però sono sopravvissuta. Sono certa che, finché terrò a mente le battaglie vinte, sarà più facile trovare il coraggio per affrontarne e vincerne di nuove.














