Oggi scriverò una cosa forte. Una cosa che potrà sembrare una follia, una riprovevolezza, persino una bestemmia. Ma è ciò che sento e se non butto fuori questo dolore ne sarò divorava viva.
Gli esami di ieri sono stati, di nuovo, un buco nell’acqua. Il medico ha controllato minuziosamente e con grande scrupolosità i miei linfonodi, che si sono rivelati perfettamente nella norma. Regolari, sani. Quando me l’ha detto è stato come ricevere un pugno nello stomaco, come se mi avesse detto che ero finita. Pare un controsenso, lo so. Avrei dovuto essere felice, ringraziare il cielo che non sembri esserci ripresa di malattia.
Ma avrei dovuto per davvero? Nonostante i dolori fortissimi al collo e al mediastino che a volte mi impediscono di respirare, tanto sono forti? Nonostante abbia la sensazione di qualcosa che scava dentro di me, esattamente come tre anni fa? Nonostante i dolori alla schiena che mi hanno costretta sulla carrozzina? Nonostante le ossa che ad ogni minimo movimento mi provocano dolori strazianti, facendomi temere di rompermi qualcosa e a volte impedendomi di alzarmi dal letto o dalla sedia su cui sono seduta? Avrei davvero dovuto essere felice di sentirmi dire che, clinicamente parlando, non sembra esserci alcuna spiegazione a tutto questo?
Per non parlare del fatto che, l’ultima volta che mi hanno detto che clinicamente era tutto a posto e non dovevo preoccuparmi degli stessi identici sintomi che sto manifestando adesso, mi hanno trovato un tumore all’ultimo stadio.
È tanto folle, quindi, sperare che i medici mi dicano che effettivamente qualcosa non va? È tanto riprovevole augurarmi che clinicamente trovino qualcosa? È tanto blasfemo pregare di poter ricominciare daccapo le terapie, il più presto possibile, perché terrorizzata da cosa potrebbe capitare non facendolo?
I medici mi accusano di voler star male a tutti i costi ma la dura, cruda e scomoda verità è che io sto già male, che ho raggiunto il mio limite di sopportazione e che così non posso più continuare. Quindi quando poi si scoprirà il nome della cosa che mi sta uccidendo lentamente, allora sarà il mio turno di accusare e di puntare il dito.
